013 • App

Parliamo delle app per gli smartphone.

Durante i miei corsi, noto che chi comincia a progettare interfacce si trova più a suo agio con un’app che con un sito. Forse perché la dimensione fissa dà maggiore sicurezza, un senso di controllo. Probabilmente sembra più facile da gestire, anche se non lo è.

Le app a cui ci riferiamo, quando usiamo questa parola, sono quelle degli smartphone, nate con l’avvento di iPhone e Android, ma le app esistono da quando esistono i telefonini. Anche nei vecchi Motorola, nei Nokia o nei Palmari degli anni ’80 c’erano le app. App che qualcuno aveva progettato e che permettevano di fare cose. C’era il calendario, c’erano le note, c’era l’agenda, l’app per il meteo, l’app per mandare messaggi, l’app per inviare e leggere email. C’era la calcolatrice e c’era Snake. Poi iOS e Android hanno cambiato il modo di pensarle e usarle (gli app store, il touch screen, il loro ecosistema).

Nel numero sulla tipografia avevamo accennato a una prima differenza sostanziale tra il progettare per web e per app: il ruolo del testo. In una pagina web predominano le scelte tipografiche, ce ne sono anche nelle app, ma nelle app ha un ruolo diverso. Nel web è più legato alla struttura e all’interfaccia. Nelle app il testo ha perlopiù un ruolo funzionale, etichette, microcopy, feedback.

Un’altra differenza sostanziale è che quando si progetta un sito web si progetta per un browser, quando si progetta un’app per un telefonino si progetta per un sistema operativo. Ogni sistema operativo ha un suo modo di funzionare e un suo modo di ragionare. Con l’app forse vale ancora di più la cosiddetta ”legge di Jakob“. Jakob Nielsen ne parlava a proposito dei siti web:

Users spend most of their time on other sites, and they prefer your site to work the same way as all the other sites they already know.

Con le app questo aspetto diventa ancora più evidente. Non so se avete mai provato a usare un Android se di solito usate iOS, o viceversa. Che siate utenti esperti o meno, all’inizio farete fatica a trovare le cose, anche utilizzando le stesse app.

Nel web molte convenzioni si sono formate nel tempo, in modo meno visibile, e la complessità (nella progettazione) emerge a prima vista: scroll, spazio, lunghezza, variabilità. Nelle app, invece, le regole sono più esplicite, incorporate nel sistema operativo, e la complessità tende a spostarsi altrove: nei flussi, negli stati, nelle sequenze di azioni.

Questa distinzione era emersa già quando parlavamo dei tipi di siti web: quelli che si leggono e quelli che si usano. Progettiamo sempre sistemi, ma cambia l’ambiente in cui lo facciamo (web, sistemi operativi). I principi restano gli stessi, ed è sempre una questione di relazione tra gli elementi che compongono un’interfaccia.


Micro esercizio

Se usate sempre iOS, chiedete a qualcuno con Android di farvi aprire un’app che conoscete bene (o viceversa). Osservate cosa vi confonde, cosa cercate dove non c’è, quali gesti fate automaticamente e non funzionano.

Guardate poi dove si trova la navigazione principale, se in alto o in basso, e come si torna indietro. Provate poi a condividere un contenuto dal browser o da una delle app che state usando.