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Libri letti nella prima metà del 2016

Tre segnalazioni di tre libri, tra gli altri, che mi sono piaciuti


L’estate, come le vacanze di Natale, pare sia uno dei momenti dell’anno in cui si legge di più. Si intensificano i consigli e le liste di libri da leggere. Si intensificano le offerte e le promozioni dei cosiddetti “libri da spiaggia” da parte delle case editrici. Sull’origine dell’espressione “libri da spiaggia” c’è un bell’articolo de Il Post:

Anche se l’espressione è recente, la lettura di romanzi è da sempre associata allo svago e quindi alle vacanze. Le letture da spiaggia sono state favorite dalla diffusione dei libri tascabili (quelli più economici, che quindi potevano venire rovinati a cuor leggero da sabbia, sole, acqua di mare e crema solare) tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta.

Nell’articolo viene citato Umberto Eco che sulle liste e i consigli dei “libri da spiaggia” è sempre stato critico:

È buona usanza che all’avvicinarsi delle vacanze estive i settimanali di politica e cultura consiglino ai lettori almeno dieci libri intelligenti per poter trascorrere intelligentemente delle vacanze intelligenti. Prevale tuttavia lo sgradevole vezzo di considerare il lettore un sottosviluppato, e così vediamo scrittori anche illustri affannarsi a suggerirgli letture che qualsiasi persona di media cultura dovrebbe aver già fatto almeno dai tempi della scuola media.

Nonostante il disappunto di Eco su alcuni tipi di consigli pensavo anche io di suggerire tre libri per l’estate (e magari riceve altrettanti suggerimenti da chi leggerà questo post). Non so se i miei rientrano nella categoria “libri da spiaggia”. Sono libri recenti, usciti tra il 2014 e il 2016, molto diversi tra di loro — una raccolta di racconti, una storia investigativa, un saggio-memoir. Sono tre libri che ho letto, tra gli altri, in questa prima metà del 2016. Sono tre libri che mi sono piaciuti molto e che pensavo valesse la pena segnalare.

Sotto ci sono delle citazioni e delle informazioni di base sui libri.

Innovazioni Americane di Rivka Galchen
Innovazioni Americane di Rivka Galchen
Free di Stephen Witt
Free di Stephen Witt
Creatività di Philippe Petit
Creatività di Philippe Petit

Innovazioni Americane

È una raccolta di racconti. Non conoscevo la scrittrice Rivka Galchen, ho letto una bella recensione e ho scaricato l’estratto. Ho letto il primo racconto e, come non mi succede spesso, ho comprato subito il libro. Non vedevo l’ora di leggere gli altri.

Avere una competenza qualsiasi, e poterla spendere, si avvicina alla felicità. Ma un bel mattino mi ero svegliata e mi ero sentita dire: Sono una forchetta e mi stanno usando per mangiare i cereali. Io non sono un cucchiaio. Sono una forchetta. E sono stufa di aiutare la gente a mangiare i cereali.

L’approvazione e la gratitudine di quasi-estranei può diventare una specie di droga; o forse sarebbe meglio chiamarla medicina.

Non avevo nessuna intenzione di leggere il blog. Tutti scrivono, ormai, e chi ha voglia di leggere? Io no.


Free: la fine dell’industria discografica. L’inizio del nuovo mondo musicale

La storia della pirateria musicale raccontata da Stephen Witt. Si parla dei creatori, in Germania, del formato mp3. Di quello che probabilmente è stato uno dei più potenti e importanti discografici della storia e di quello che probabilmente è stato il primo e più intrepido pirata di musica digitale.

Faccio parte della generazione pirata. Quando ho iniziato l’università, nel 1997, non avevo mai sentito parlare di mp3. Alla fine del primo semestre, nel mio hard disk da 2 Gb c’erano centinaia di canzoni piratate. Alla laurea avevo sei hard disk da 20 Gb, tutti pieni. Nel 2005 quando mi sono trasferito a New York, avevo raccolto 1500 Gb di musica, quasi 15.000 album.

La pirateria musicale divenne negli anni Novanta ciò che la sperimentazione con le droghe era stata negli anni Sessanta: qualcosa che spinse un’intera generazione a ignorare sia le norme sociali sia le leggi vigenti, senza curarsi delle conseguenze.


Creatività

Uno dei suoi più famosi “crimini artistici” — come li chiama nel libro – è la camminata del 1974 su un cavo teso tra le due Torri gemelle del World Trade Center di New York. (Di recente hanno fatto anche un film su questa incredibile impresa.) Philipe Petit è un artista, funambolo, giocoliera, mimo, e in questo libro scrive della sua idea di creatività e del suo processo creativo. “Ma non un libro sulla creatività. Un libro sulla mia creatività”.

Che tu ci creda o no, il caos produce sempre ordine.

Darsi un piano d’azione può sembrare come autorinchiudersi in una cella di prigione, ma è vero anche il contrario: ogni bomba a orologeria, ogni promemoria, ogni scadenza che pianto lungo il mio sentiero creativo mi libera dal Tempo. Perché mi ricorda che il Tempo posso distorcerlo. La scadenza alimenta la mia impazienza. E accade spesso che proprio per questo io scopra di essere in anticipo!

All’inizio […] si raccolgono idee che sono estranee le une alle altre. Come gli esseri umani, mano a mano che crescono di numero esse si aggregano in gruppi di affinità e formano clan.

Il pensiero che mi accompagna costantemente durante i preparativi di una passeggiata sul filo a grande altezza è che i dettagli mi salvano la vita.