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Web Design
Introduzione
Agli inizi del 2000, la prestigiosa School of Visual Arts di New York ha eliminato la parola “grafica” dai suoi corsi di design. Dicevano che con la parola “grafica” davano l’idea che i loro corsi fossero legati esclusivamente alla stampa.
Oggi in pochi si definiscono “grafici”, ma «la grafica resta la forma delle maggior parte delle cose»1. I principi di base del graphic design si applicano a diversi ambiti. Che ci si occupi di identità visiva, di packaging, di comunicazione, di editoria, di interfacce.
I concetti di base sono gli stessi, spesso anche gli strumenti sono gli stessi. Cambia come si usano e applicano questi concetti e strumenti. E cambia quello che viene dopo, come viene prodotto il progetto grafico.
Qualunque sia l’ambito, bisogna confrontarsi con questioni tecniche, legate alle gestione di un layout, l’organizzazione del testo tipografica, l’uso di immagini e colori.
Quando parliamo di progettazione di interfacce, parliamo di un ambito in cui si applicano i principi di base del graphic design. Bisogna disporre e organizzare visivamente gli elementi in uno spazio. Decidere dove inserire pulsati e il testo, valutare quali altri elementi (come foto, illustrazioni, elementi grafici) sono necessari. Nella progettazione di interfacce il designer deve anche decidere cosa succede.
Nel “decidere cosa succede”, il designer sta determinando sia il comportamento (cioè, se un pulsante cambia colore, forma, si sposta sul posto o risponde in altro modo all’input dell'utente) che il flusso (cioè, a quale schermata va l’utente, o quali nuove parti dell’interfaccia sono presentate all’utente).
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Da La forma del tutto, un’intervista di Francesco Pacifico a Riccardo Falcinelli su Il Tascabile. ↩