Ciro Esposito https://ciroesposito.com/blog Mon, 27 Apr 2020 00:00:00 +0000 Ultimi articoli da ciroesposito.com Letterform Archive https://ciroesposito.com/articoli/letterform-archive articoli/letterform-archive Mon, 27 Apr 2020 00:00:00 +0000 Letterform Archive è un centro no profit, con sede a San Francisco, in possesso di una ricca collezione di materiale grafico. La collezione è composta da circa 60.000 oggetti, tra artefatti fisici e digitali: manifesti, type specimen, riviste, copertine di libri.

Insieme, queste opere raccontano la storia della comunicazione scritta, dall’invenzione della scrittura e dei manoscritti medievali al modernismo, dall’età della stampa all’attuale esplosione della tipografia digitale.

Da un paio di anni Letterform ha iniziato la digitalizzazione della sua collezione, e di recente ne ha reso disponibile online (accessibile a tutti) una parte. Al momento ci sono 1.500 progetti e 9.000 immagini ad alta risoluzione.

Nell’archivio online di Letterform ci trovate di tutto. Dai lavori di Giovanni Pintori per Olivetti, alle copertine della rivista Emigre. Dal catalogo di caratteri della Nebiolo del 1960, al poster realizzato da Paul Rand nel 1963 per una conferenza di visual design.

Un manifesto realizzato da Paul Rand nel 1963 per una conferenza sul Design
Un manifesto realizzato da Paul Rand nel 1963 per una conferenza sul Design
Lo specimen del carattere tipografico Eurostile
Lo specimen del carattere tipografico Eurostile
La copertina di un opuscolo realizzato da Giovanni Pintori per Olivetti
La copertina di un opuscolo realizzato da Giovanni Pintori per Olivetti
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Massimo Vignelli https://ciroesposito.com/articoli/massimo-vignelli articoli/massimo-vignelli Thu, 27 Feb 2020 00:00:00 +0000 Sul blog di Pixartprinting un articolo che raccoglie e racconta alcuni dei lavori più significativi di Massimo Vignelli.

Vignelli era un total designer. Ha progettato di tutto, spaziando in più ambiti nel mondo del design. Ha progettato manifesti, riviste, giornali, libri, sedie, poltrone, marchi, chiese, mostre, allestimenti, etichette di vini. Ha progettato un sistema modulare per la stampa di opuscoli e brochure per i parchi nazionali americani. I parchi nazionali americani sono più di 400 e ogni anno ospitano quasi 300 milioni di visitatori. Un progetto che ancora oggi richiede un enorme lavoro di stampa.

Continua a leggere sul blog di Pixartprinting

Il sistema Unigrid progettato da Vignelli per il National Park Service
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Accanto alla macchina https://ciroesposito.com/articoli/accanto-alla-macchina articoli/accanto-alla-macchina Thu, 23 Apr 2020 00:00:00 +0000 Ellen Ullman è una scrittrice americana, che per tanti anni ha lavorato come programmatrice informatica. L’unico suo libro tradotto in Italia, e pubblicato da Minimun Fax nel 2018, è Accanto alla macchina del 1997. Il libro è un’autobiografia della Ullman, che racconta il mondo della programmazione e il mondo della Silicon Valley degli anni ’90. Quando il Web e Internet non erano per tutti, quando Google era ancora un progetto universtario, non c’era ancora Facebook e non c’erano gli smartphone. Nonostante il libro sia di vent'anni fa ci sono pensieri e intuizioni che sembrano scritti ieri. Sotto degli estratti.

A un certo punto ricordo di aver pensato che, se la gente sapesse come viene scritto materialmente il software, non sono certa che continuerebbe a mettere i soldi in banca e a prendere aerei.

Non conosco nessuno che sappia gestire dei programmatori. «Un amico che fa il project manager mi diceva che gestire dei programmatori è come cercare di coordinare una mandria di gatti».

Nel rapporto fra umano e computer che sottende il foglio di calcolo, l’umano è il depositario del sapere, l’attore intelligente, la parte attiva. L’utente dà forma ai dati – li dispone in righe e colonne, esprime i rapporti complessi che li strutturano – e grazie al software trae da quei dati un sapere supplementare. È l’utente finale a creare l’informazione, a dare forma ai dati, a informare il programma. Su Internet, il rapporto fra persona e macchina è totalmente ribaltato. La rete è depositaria del sapere, e l’utente può tutt’al più consultarla. In rete l’informazione è tutta predigerita – già disposta in «pagine», già linkata, seppur in modo caotico e arbitrario.

La copertina di Accanto alla macchina di Ellen Ullman
La copertina di Accanto alla macchina di Ellen Ullman
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Un’intervista a Richard Turley https://ciroesposito.com/articoli/intervista-richard-turley articoli/intervista-richard-turley Thu, 13 Feb 2020 00:00:00 +0000 È possibile leggere l’intera intervista realizzata da Matt Alagiah, sul sito di It’s Nice That.

Richard Turley è un grafico inglese. Al momento è il global creative director dell’agenzia Wieden+Kennedy. Ha lavorato in più ambiti, in ruoli diversi. Ha cominciato lavorando al Guardian con Mark Porter, a cui deve tutto quello che sa: «mi ha insegnato come guardare un carattere tipografico, come usarlo, come guardare le immagini e come ritagliarle. Mi ha insegnato a pensare.» Si è trasferito in USA a lavorare presso un altro giornale, Bloomberg Businessweek. Un settimanale di economia che in quel periodo divenne molto popolare tra i grafici, per l’impaginazione e le sue irriverenti copertine. Ha poi lavorato per MTV con il titolo di senior vice president of visual storytelling. Nel 2017, alla Wieden+Kenney, ha curato il rebrand della Formula 1.

A Turley piace lavorare in una grande agenzia, ma qualsiasi lavoro realizzato per un cliente non riesce mai a soddisfarlo al 100%. Ha quindi continuamente bisogno di dedicarsi a progetti personali, e di lavorare con piccoli team. Il suo ultimo progetto personale è del 2019: la rivista Civilization.

La copertina dell’ultimo numero di Civilization

Sul suo approccio al lavoro dice:

Il mio processo di lavoro è piuttosto veloce. Non mi è mai stato diagnosticato l’ADHD, ma sono abbastanza sicuro di averne una variante. Sono molto dispersivo e intuitivo — più che pensare un progetto lo sento. Non ho un modo specifico per affrontare un problema, se non molto rapidamente. Lavoro abbastanza incessantemente per arrivare alla soluzione e poi, una volta trovata, mi sento molto protettivo a riguardo. Quando ho trovato qualcosa che mi piace e che funziona, non sto a ripensarci troppo o spingerla oltre, mi limito ad assecondarla.

La campagna dei grandi magazzini Barneys di New York

Nell’intervista si parla di piattaforme social e delle loro influenza sulla creatività. Turley è abbastanza critico riguardo i social network e li usa sempre meno, non ha più un account Instagram e Facebook. Ha un account Twitter e uno su Tumblr.

Guardare tutti le stesse cose, più che accrescere la creatività, crea omologazione. Sempre più spesso si sente la frase “Oh, non funzionerà per Instagram”: «abbiamo creato un mondo in cui esiste un software in cui possiamo semplicemente inserire un’immagine e poi ricevere un numero, e quel numero ci renderà felici o prenderà decisioni creative per noi. E ne siamo assolutamente bloccati.»

Secondo Turley la Silicon Valley e le piattaforme digitali hanno creato una versione di design di successo con la quale specchiarsi. Tutto assomiglia a Apple o AirBnB, un’identità dove tutti si sentono al sicuro e moderni.

C’è stato un momento in cui la grafica era tutta incasinata, poi è arrivato il modernismo a mettere tutto in ordine. Ora sembra ci sia di nuovo bisogno di rovinare tutto e rendere tutto disordinato:

Perché è proprio questa versione di “moderno” imbastardita — la pulizia, i sans-serif, il tanto spazio, facile, semplice e un po’ senza gioia, ma funzionale — è quello che ci interessa in questo momento. Ed è abbastanza fottutamente facile da fare. Ci sono molte agenzie di design e branding che sfornano sempre la stessa vecchia cosa in varie versioni.

A un certo punto dice: «I like work that just feels a bit wrong».

Una doppia pagina di Bloomberg Businessweek

Turley è passato dalla grafica editoriale, alla tv, all’advertising. Tre ambiti diversi, ma che hanno similitudini nel processo creativo. Ogni volta ha dovuto ricominciare da capo per capire come funzionava quel settore e come risolvere problemi. Per descrivere le sue esperienze lavorative cita Tibor Kalman: «lo stato perfetto di felicità creativa è avere potere e non sapere nulla». Una frase del genere al giorno d’oggi potrebbe essere facilmente fraintesa, ma il senso è quello di avere il potere di prendere decisioni ed essere allo stesso tempo curiosi e aperti. Quella curiosità, apertura e attenzione che si ha quando si sta visitando per la prima volta un posto nuovo. Come scrive un altro noto grafico, Michael Bierut, nel suo libro How To: «your best chance to grow is to do something you don’t know how to do».

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Educational Font https://ciroesposito.com/articoli/educational-font articoli/educational-font Thu, 11 Jun 2020 00:00:00 +0000 Molte type foundry applicano sconti (anche consistenti) a docenti e studenti di scuole di design che vogliono acquistare font, da utilizzare per i propri progetti didattici.

Sotto, una raccolta (non esaustiva) degli sconti e delle type foundry che lo applicano, disponibile anche in una tabella Notion. (Prima di acquistare controllate i termini della licenza, per capire se fa al caso vostro).


Altiplano — Tutto il catalogo a 95 franchi svizzeri.
bBoxType — Free, bisogna inviare un’email.
Blaze Type — 80%, bisogna inviare un’email e vi condividono un codice.
Bold Monday — 20% all’acquisto.
CAST — Bisogna inviare un’email.
Darden Studio — 50%, bisogna inviare un’email.
Dinamo — 50%, bisogna inviare un’email.
Displaay — Bisogna inviare un’email.
DJR — Free, nel senso che non si paga in fase di “acquisto”.
Fatype — 25%, bisogna inviare un’email.
Ludwig Type — 50%, bisogna inviare un’email.
Oh no Type — 40%, bisogna inviare un’email.
Production Type — 40%, bisogna inviare un’email.
Storm Type Foundry — 50%, bisogna inviare un’email.
Swiss Typefaces — Prezzo fisso di 50 franchi svizzeri, per qualsiasi famiglia (famiglie come Swiss o Ecluid sono composte da 54 font).
T26 — 40%, bisogna inviare un’email.
Type Together — 25%, bisogna invaiare un’email.
Typerepublic — 50%, bisogna inviare un’email.
Typofonderie — 15%, bisogna inviare un’email.
Typotheque — 80%, bisogna inviare un’email.
Underware — Bisogna inviare un’email.

C’è poi anche Fontstand, un servizio di noleggio font, che regala agli studenti 20 € di crediti.

Un estratto della home page di Blaze Type
Un estratto della home page di Blaze Type
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Il fuoco dell’attenzione https://ciroesposito.com/articoli/il-fuoco-dell-attenzione articoli/il-fuoco-dell-attenzione Wed, 10 Jun 2020 00:00:00 +0000

Pensiamo di essere multitasking, invece in quasi tutte le nostre attività, legate a un’interfaccia o meno, la nostra attenzione è selettiva.

Per progettare interfacce bisogna sapere come il nostro cervello acquisisce ed elabora informazioni, per ridurre al minimo problemi come il disorientamento e il sovraccarico cognitivo.

Continua a leggere su UX Tales

UX Tales, Il fuoco dell’attenzione
Immagine realizzata per UX Tales da Michele Zamparo
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I racconti di Ted Chiang https://ciroesposito.com/articoli/racconti-ted-chiang articoli/racconti-ted-chiang Thu, 09 Apr 2020 00:00:00 +0000 In un’intervista su Electric Literature, Ted Chiang dice che la pandemia del Covid-19 non funzionerebbe come trama di un romanzo. Quello che funzionerebbe di meno, poi, è la pessima gestione di quest’emergenza (operata in quasi tutto il mondo). Vedere all’opera governi del genere minimizza la minaccia, e porta il lettore a concludere che se le persone al comando avessero fatto il loro lavoro il virus non sarebbe pericoloso. Una storia del genere più che un romanzo distopico potrebbe essere una satira politica grottesca.

Ted Chiang è un scrittore di racconti di fantascienza. Scrive poco, «solo quando mi viene un’idea», diceva in un’intervista sul New Yorker. Si considera uno scrittore part-time, il suo vero lavoro è quello del programmatore informatico. In Italia sono state pubblicate due sue raccolte, Storie della tua vita — dal racconto del titolo è stato tratto il film Arrival, di Denis Villeneuve — e Respiro.

In un bell’articolo de Il Tascabile dedicato a Chiang si parla di «fantascienza umanistica»:

Per avvicinarsi al nucleo emotivo dei suoi racconti bisogna sempre attraversare una densa e ossigenante atmosfera intellettuale: la sua fantascienza si muove sistematicamente oltre gli schemi narrativi correnti e spesso il lettore, al di là del carattere tendenzialmente “a tema” e dell’uso di motivi classici, è chiamato proprio a un lavoro di decodifica dell’oggetto scritto: sono i frame, le cornici nelle quali si dispiegano le storie che allora vanno decifrate e comprese, in questo risiede l’interesse di molti racconti: che mondo è, come funziona, cosa significa, cosa cambia e cosa dice del nostro.

Nell’intervista su Electric Literature, Chiang parla proprio degli schemi narrativi delle storie di fantascienza e non:

Le tradizionali storie “del bene contro il male” seguono un certo schema: il mondo inizia come un buon posto, il male si intromette, il bene sconfigge il male e il mondo torna ad essere un buon posto. Queste storie riguardano il ripristino dello status quo, quindi sono implicitamente conservatrici. Le vere storie di fantascienza seguono uno schema diverso: il mondo inizia come un luogo familiare, una nuova scoperta o invenzione sconvolge tutto e il mondo è cambiato per sempre.


Respiro

I racconti di Ted Chiang ti restano in testa per un bel po’. Tutti quelli presenti in Respiro, ad esempio, sarebbero da segnalare per una qualche ragione. “Il ciclo di vita degli oggetti-software”, pubblicato qualche anno fa come romanzo breve; “Il mercante e il portale dell’alchimista”, quasi perfetto, vincitore di vari premi; “L’angoscia è la vertigine della libertà”, con la storia dei prisma quantici; “La verità del fatto, la verità della sensazione”, dove c’è un parallelismo tra un mondo dispotico, con una tecnologia che permette di ricordare tutto, e una società tribale africana dove sta avvenendo il passaggio dalla cultura orale a quella alfabetico. Riporto un passaggio sotto, senza le conclusioni a cui arriva il protagonista del racconto:

Per quanto mi riguarda sarebbe facile affermare che le culture alfabetizzate sono superiori a quelle orali, ma visto che queste parole le sto scrivendo anziché dirle, i miei pregiudizi sarebbero evidenti. Meglio ammettere invece che per me è più facile apprezzare i vantaggi dell’alfabetizzazione e più arduo riconoscere quanto ci sia costata. L’alfabetizzazione spinge una cultura a dare più importanza ai documenti scritto e meno all’esperienza soggettiva, e in generale ritengo che pro superino i contro. I resoconti scritti possono essere soggetti a ogni tipo di errore, la loro interpretazione tende a cambiare, ma quantomeno sulla pagina le parole sono fisse, e questo è oggettivamente un pregio.

Per quanto riguarda i nostri ricordi personali, la mia posizione è opposta. Avendo costruito la mia identità a partire da una memoria organica, la prospettiva di eliminare la soggettività dal ricordo degli eventi mi fa paura. Ho creduto a lungo che per ogni individuo raccontare storie su se stesso fosse un bene, un bene che non può comunque valere per le culture, ma io sono un prodotto del mio tempo, e i tempi cambiano. Non possiamo impedire l’adozione della memoria digitale più di quanto le culture orali possano fermare l’arrivo dell’alfabetizzazione, quindi il meglio che posso fare è qualcosa di positivo in questo.

La copertina della raccolta di racconti di Ted Chiang, Respiro, edito da Frassinelli
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Febbre, di Ling Ma https://ciroesposito.com/articoli/febbre articoli/febbre Mon, 09 Mar 2020 00:00:00 +0000 Febbre è un libro del 2018, scritto da Ling Ma (scrittrice americana di origini cinesi), pubblicato in Italia da Codice Edizioni nel 2019. È ambientato ai giorni nostri, poco prima e poco dopo un’epidemia che trasforma tutti in zombie.

Molte cose si erano rivelate diverse dal modo in cui erano state rappresentate al cinema. Eravamo brand strategist, avvocati esperti in diritto immobiliare, specialisti delle risorse umane, consulenti finanziari. Non sapevamo fare niente, quindi cercavamo tutto su Google. Cercammo “Come sopravvivere in luoghi selvaggi e incontaminati” […] Cercammo “Come accendere un fuoco” […]

Contiene gli ingredienti principali di una storia zombie e post-apocalittica, con alcune variazioni. Gli zombie sono innocui. Chi è contagiato continua a ripetere sempre le stesse azioni, in un loop continuo. La protagonista è Candance, figlia unica di immigrati cinesi. I suoi genitori sono morti, lei vive a New York e lavora in un’azienda che stampa libri in Cina.

Il romanzo si muove tra il prima il dopo dell’apocalisse. Nel libro ci sono molti riferimenti al lavoro moderno nella società che conosciamo, dove è richiesto sempre dedizione assoluta al lavoro. Ling Ma è molto brava nel descrivere il lento cambiamento di una città (New York) iperattiva, iperconnessa e iperproduttiva che non riesce a fermarsi.

Il tempo libero: il problema della vita moderna era la carenza di tempo libero. E alla fine ci voleva una causa di forza maggiore per interrompere la nostra routine. Volevamo solo premere il pulsante di reset. Volevamo solo avere il tempo per fare cose prive di un valore quantificabile, le nostre speranzose attività parallele come scrivere o disegnare o simili, qualcosa di diverso da quello che facevamo per lo stipendio. Come imparare a diventare una fotografa più brava. E anche se non ci saremmo riusciti proprio quel giorno, nel nostro giorno libero, forse ci bastava anche solo assaggiare la possibilità che avremmo potuto farlo se avessimo voluto, che è solo un altro modo per dire che volevamo sentirci giovani, per quanto molti di noi lo fossero eccome.

La copertina di Febbre di Ling Ma, pubblicato da Codice Edizioni
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Intervista con il grafico https://ciroesposito.com/articoli/intervista-a-grafici-italiani articoli/intervista-a-grafici-italiani Mon, 08 Jun 2020 00:00:00 +0000 All’interno del numero 50 di Artribune (Giugno/Luglio 2019) — rivista dedicata all’arte e alla cultura contemporanea — ci sono una serie di interviste a grafici italiani, curate da Lorenzo Bruni:

La domanda da porsi è: di cosa parliamo quando parliamo di graphic design? Il graphic design, pragmaticamente, è tutto ciò che ci circonda in una società moderna: dai packaging dei succhi di frutta al manifesto per la pace, dalla segnaletica stradale alla grafica di una collana editoriale; si tratta di codici visivi che permettono di semplificare da una parte l’accesso al mercato, dall’altro la realtà collettiva. Però, da qualche anno, anche questa definizione non è più esauriente, poiché presuppone ancora una società divisa in maniera netta tra consumatori e produttori. Adesso siamo tutti produttori di opinioni, servizi, visioni, desideri, ma anche di start up e partiti politici. Realizziamo quotidianamente sui nostri dispositivi digitali le stesse scelte — alterazione della foto e della font, creazione di lettere e supporti, definizione del rapporto fra testo e immagine — che fino a vent’anni fa potevano permettersi solo dei professionisti.

Artribune ha pubblicato le interviste anche sul proprio sito. Ho raccolto qui i link: Francesco Valtolina, Leonardo Sonnoli, Riccardo Falcinelli, Silvia Sfligiotti, Roberto Maria Clemente, Jonathan Pierrini.

Tutte le interviste sono ricche di spunti, anche se forse manca un rappresentate della “grafica di interfacce”.

Annoto sotto un estratto dell’intervista di Falcinelli che parla del “tono” con cui si raccontano le cose, dal punto di vista grafico.

Oggi viviamo in un mondo in cui siamo sommersi di merci, di discorsi e di immagini. La cosa fondamentale per far parlare questi progetti è individuare il tono giusto. Che cosa è il tono? È quella cosa che trovi alla Feltrinelli o all’autogrill e, a colpo d’occhio, senza concettualizzare, capisci che è un thriller. L’esempio che ho fatto è semplice ma può essere più sofisticato. Ovvero posso individuare il tono che distingue un classico della filosofia da un pamphlet contemporaneo. Devo creare un dialogo tra quello che si chiama immaginario collettivo, cioè quel deposito di immagini e pensieri che la gente ha in testa, e ciò che ti vuole dire il libro. Quindi la domanda di fondo è: chi c’è dall’altra parte? Poi c’è anche un gusto nazionale. Se ad esempio realizzo un romanzo in Italia o negli USA cambia completamente il tono anche della tipografia.

Annoto anche un estratto dell’intervista a Sonnoli, che parla di come è cambiato il suo rapporto tra la gabbia e il font:

Quando ho iniziato a lavorare, precedentemente al digitale, la gabbia era molto importante nella progettazione, era lo schema fondamentale che permetteva poi di tradurre il contenuto. Io mi sono subito appassionato alla costruzione di gabbie, mi affascinava anche il rapporto matematico con il foglio. Addirittura certe volte creavo delle gabbie assolutamente astratte rispetto al contenuto, oppure a volte avevano a che fare con il contenuto ma erano quasi delle forzature. Oggi, invece, probabilmente anche per il digitale, inizio lavorando senza la gabbia. Lavoro sui contenuti mettendo le cose in pagina per capire quali sono i problemi e cosa mi conviene fare, che tipo di bordi tenere, che tipo di spazio usare ecc. Quando capisco tutto questo un po’ meglio, allora realizzo lo schema di impaginazione. Lavoro quasi al contrario, adesso.

Scarica il PDF del numero 50 di Artribune

Il progetto grafico di Sonnoli per Artissima
Il progetto grafico di Sonnoli per Artissima
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John Maeda e Paul Rand https://ciroesposito.com/articoli/maeda-rand articoli/maeda-rand Thu, 04 Jun 2020 00:00:00 +0000 John Maeda, sul suo blog, riprende un suo vecchio post nel quale ricorda di quella volta in cui Paul Rand fece una lezione al MIT.

Maeda da studente si era imbattuto nel libro di Rand, Pensieri sul design, che l’avevo molto ispirato nel perseguire nel campo della progettazione grafica. Diventato docente invitò Paul Rand, che all’epoca aveva 82 anni.

Rand non voleva fare solo un talk — «it’s boring if I just get up there and talk. So let’s have a conversation first». La lezione cominciò quindi con una serie di domande generiche sul design, poste da Maeda.

Maeda: “What is design?”
Rand: “Design is the method of putting form and content together. Design, just as art, has multiple definitions, there is no single definition. Design can be art. Design can be aesthetics. Design is so simple, that’s why it is so complicated.”

Maeda: “What is the difference between ‘good’ design and ‘bad’ design?”
Rand: “A bad design is irrelevant. It is superficial, pretentious, … basically like all the stuff you see out there today.”

Maeda: “How did you get started as a designer?”
Rand: (raising his eyebrows) “I think you should ask, how did I get started as a baby?”

Poi la lezione proseguì con Rand che mostrò alcuni sui lavori, tra cui il marchio NeXT. Rand racconta che Jobs mentre sfogliava l’opuscolo della presentazione era sempre più sorridente. Alla fine chiese se poteva abbracciare Rand. Rand disse agli studenti: «sai di aver fatto un buon marchio quando il tuo cliente vuole abbracciarti».


Su YouTube c’è un breve video che mostra l’arrivo di Paul Rand negli uffici di NeXT.

Il marchio NeXT realizzato da Paul Rand
Il marchio NeXT realizzato da Paul Rand
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