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  <title>Ciro Esposito</title>
  <link>https://ciroesposito.com</link>
  <description>Articoli e link di Ciro Esposito</description>
  <language>it</language>
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    <item>
    <title>Limit the number of details — Lightspark Design</title>
    <link>https://design.lightspark.com/limit-the-number-of-details</link>
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    <pubDate>Sun, 13 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>A un certo punto un prodotto (un qualsiasi prodotto) viene sepolto dall'aggiunta di una marea di funzioni. Sembra inevitabile. (Un articolo di Geoff Teehan nel blog del team di design di Lightspark).</p><blockquote>
<p>The first version of a product does one thing and usually does it pretty well. Then people use it, which is unfortunately where the trouble starts. </p>
<p>People want things. Teams get bigger. Customers ask for features. Competitors ship things. There are quarterly goals. Someone discovers a new market segment. Someone else has a partnership. Eventually someone says AI. </p>
<p>Most of these requests make sense on their own, which is exactly the problem. Nobody wakes up and says, “Let’s make this product substantially worse over the next five years.” It happens one perfectly reasonable decision at a time.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>A un certo punto un prodotto (un qualsiasi prodotto) viene sepolto dall'aggiunta di una marea di funzioni. Sembra inevitabile. (Un articolo di Geoff Teehan nel blog del team di design di Lightspark).</p><blockquote>
<p>The first version of a product does one thing and usually does it pretty well. Then people use it, which is unfortunately where the trouble starts. </p>
<p>People want things. Teams get bigger. Customers ask for features. Competitors ship things. There are quarterly goals. Someone discovers a new market segment. Someone else has a partnership. Eventually someone says AI. </p>
<p>Most of these requests make sense on their own, which is exactly the problem. Nobody wakes up and says, “Let’s make this product substantially worse over the next five years.” It happens one perfectly reasonable decision at a time.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Nuovo sito</title>
    <link>https://ciroesposito.com/articoli/nuovo-sito</link>
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    <pubDate>Sat, 12 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Un po’ di pulizie, qualche cambiamento e qualche nota sul sito personale</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa ho rifatto questo sito. Come ho scritto in altre occasioni, rifaccio il sito spesso, ma quasi mai lo metto online. A volte riscrivo il CSS, a volte provo nuovi layout, altre aggiungo nuove sezioni senza però linkarle da nessuna parte<sup id="fnref1:1"><a href="#fn:1" class="footnote-ref">1</a></sup>.</p>
<p>Lo rifaccio perché mi diverte, mi permette di fare sperimenti ed è una scusa, diciamo così, per imparare cose nuove. Il solo fatto di dovermene preoccupare<sup id="fnref1:2"><a href="#fn:2" class="footnote-ref">2</a></sup> lo trasforma in un laboratorio. Ogni idea che mi viene, anche molto semplice, prima o poi crea un problema, e quel problema mi costringe a capire (scoprire) qualcosa che prima non sapevo.</p>
<p>Stavolta l’ho cambiato anche per esigenze pratiche. Uso il sito in maniera più intensa di prima. Ci ho aggiunto <a href="https://ciroesposito.com/viewport/">Viewport</a>, la newsletter che ospito qui, e una sezione con il materiale delle lezioni per i miei studenti. La vecchia struttura cominciava a essere scomoda.</p>
<h3>Struttura e organizzazione</h3>
<p>In questa versione ho cambiato un po’ il layout, anche se non è troppo diverso da quello precedente. Ho riorganizzato la home page, dove ora ci sono gli ultimi articoli e quelli un po’ più vecchi che magari vale ancora la pena leggere. Tra i due blocchi ho inserito un modulo per ricevere i nuovi articoli via email.</p>
<figure><img loading="lazy" alt="La nuova home page del sito, con l’elenco degli articoli recenti e i pallini arancioni che segnalano quelli in evidenza" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/nuovo-sito/9c0ac37ce9-1789218977/home-new.png"><figcaption>La nuova home</figcaption></figure>
<figure><img loading="lazy" alt="La vecchia home page del sito, con l’ultimo articolo in evidenza in alto e la lista degli articoli recenti sotto" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/nuovo-sito/bd4114dce9-1789218977/home-old.png"><figcaption>La vecchia home</figcaption></figure>
<p>Ho aggiunto anche una <a href="https://ciroesposito.com/link">sezione link</a>, che si alimenta dalle sottolineature che faccio quando leggo qualche articolo. È una specie di microblog. È un po’ quello che facevo quando usavo social come il fu Twitter. Leggevo un articolo, facevo una brevissima sintesi e la condividevo.</p>
<p>La palette colori è rimasta la stessa. Anche i caratteri tipografici sono rimasti gli stessi: il Supria Sans (che da anni compone i titoli di questo sito) e il Dashiell Text.</p>
<h3>Taccuino personale e didattico</h3>
<p>Nel tempo è cambiato anche il ruolo del sito. È stato un portfolio, è stato un raccoglitore di link verso altri luoghi in cui condividevo contenuti. Poi ho cominciato a riportarci cose fatte o scritte altrove, poi è diventato una specie di taccuino. Ultimamente sta diventando uno strumento di lavoro.</p>
<p>Ho trasferito qui, per esempio, il materiale delle lezioni. C’è una sezione riservata che gli studenti usano per consultare slide, scadenze e cose da fare, sapere quando ci sono le revisioni e prenotarsi. Ho sempre usato strumenti diversi per estendere le lezioni (blog, Tumblr, gruppi Facebook e, più di recente, Notion). Ora il sito mi sembra la soluzione più semplice.</p>
<figure><img loading="lazy" alt="La home della sezione biennio, con le card per Programma, Lezioni, Risorse, Esercizi, Esame e Note" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/nuovo-sito/4f6d9c5b7c-1789300309/biennio.png"><figcaption>La home della sezione di un corso riservata agli studenti</figcaption></figure>
<h3>Newsletter</h3>
<p>Ho una newsletter con il proprio sito, <a href="https://dispenser.design/">Dispenser.Design</a> (avviata nel 2017). Nel tempo ho poi fatto altre newsletter, quasi tutte temporanee. Alcune con un proprio sito, altre senza (archivio e iscrizione erano su <a href="https://buttondown.com/refer/colophon">Buttondown</a>, il servizio che uso per inviare le newsletter).</p>
<p>Per l’ultima che ho avviato, <a href="https://ciroesposito.com/viewport/">Viewport</a>, ho deciso invece di ospitarla qui, facendo una sezione apposita. Mi è sembrata una buona idea e ci ho trasferito un’altra newsletter temporanea fatta anni fa, <a href="https://ciroesposito.com/colophon">Colophon</a>.</p>
<p>Su questo sito c’è una pagina newsletter, che prova a mettere ordine, anche se non sono sicuro ci riesca in maniera efficace.</p>
<h3>RSS</h3>
<p>Versione breve per chi li usa. È possibile ricevere i nuovi articoli e link con <a href="https://ciroesposito.com/feed">questo feed</a>. È possibile ricevere solo i <a href="https://ciroesposito.com/link/feed">link</a> e solo gli <a href="https://ciroesposito.com/articoli/feed">articoli</a>.</p>
<p>Versione per chi non li usa e non sa cosa sono. RSS è un modo per seguire gli aggiornamenti dei siti che vi interessano senza doverli visitare ogni volta (e senza dipendere da un social). È un po’ come una newsletter, ma senza dover lasciare la vostra email. Oppure come seguire un account, ma senza una piattaforma e un algoritmo che decide cosa mostrarvi e quando.</p>
<p>Funziona così: (1) scaricate un’app lettore (es. <a href="https://netnewswire.com/">NetNewsWire</a>, gratuita e open source, ma ce ne sono molte altre); (2) incollate l’indirizzo del feed; (3) da quel momento i nuovi articoli arrivano lì automaticamente.</p>
<p>Un lettore RSS è un raccoglitore personale di contenuti in cui siete voi a scegliere le fonti. Potete raccogliere nello stesso posto, per esempio, blog personali, magazine di design, siti di studi e autori, canali YouTube e podcast. Quando una di queste fonti pubblica qualcosa di nuovo, l’aggiornamento compare nel vostro lettore.</p>
<p>Per chi vuole approfondire, <a href="https://zapier.com/blog/best-rss-feed-reader-apps/">questo articolo</a> di Zapier raccoglie alcuni dei lettori RSS più diffusi.</p>
<h3>Foto</h3>
<p>Uno dei miei primi blog credo sia stato proprio un <a href="https://ciroesposito.com/foto/">photoblog</a> giornaliero. Da qualche anno provo a rimetterlo su, senza troppa costanza. Quest’estate ho ricominciato. Anche per le foto del photoblog è possibile <a href="https://ciroesposito.com/foto/feed">riceverle via RSS</a>.</p>
<figure><img loading="lazy" alt="La griglia del photoblog con alcune foto di ombrelloni al mare scattate durante l’estate" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/nuovo-sito/290bb0214b-1789218977/photoblog.png"><figcaption>La griglia del photoblog</figcaption></figure>
<div class="footnotes">
<hr />
<ol>
<li id="fn:1">
<p>Come la sezione <a href="https://ciroesposito.com/letture/">letture</a>, con la raccolta delle copertine dei libri che ho letto durante l’anno.&#160;<a href="#fnref1:1" rev="footnote" class="footnote-backref">&#8617;</a></p>
</li>
<li id="fn:2">
<p>Qualche anno fa Ethan Marcotte scrisse un post sull’argomento, che da allora è diventato il riferimento per tutti i possessori/gestori di un sito personale. Si intitola <em><a href="https://ethanmarcotte.com/wrote/let-a-website-be-a-worry-stone/">Let a website be a worry stone.</a></em>&#160;<a href="#fnref1:2" rev="footnote" class="footnote-backref">&#8617;</a></p>
</li>
</ol>
</div>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>CSS is Still Awesome • Jason Santa Maria</title>
    <link>https://jasonsantamaria.com/blog/css-is-still-awesome</link>
    <guid isPermaLink="true">https://jasonsantamaria.com/blog/css-is-still-awesome</guid>
    <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Un pezzo di codice CSS di vent’anni con molta probabilità funziona ancora oggi, ed è una cosa notevole.</p><blockquote>
<p>And the real crazy part is that my bad <em>decades-old</em> code still renders fine in today’s latest web browsers! I would be sad if it didn’t, but I also wouldn’t be surprised. How is this stuff still backwards compatible!?</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>How much of your software from 20 years ago runs on your devices today? I realize CSS is actually “software”, but it is a kind of user interface for making stuff. Most things in tech get worse as time goes on, filled with upsells and ads, or sparkle icons to try out some rad new agent surreptitiously shoved into an app. CSS gets better with age and as more features are added. That’s bananas!</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Un pezzo di codice CSS di vent’anni con molta probabilità funziona ancora oggi, ed è una cosa notevole.</p><blockquote>
<p>And the real crazy part is that my bad <em>decades-old</em> code still renders fine in today’s latest web browsers! I would be sad if it didn’t, but I also wouldn’t be surprised. How is this stuff still backwards compatible!?</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>How much of your software from 20 years ago runs on your devices today? I realize CSS is actually “software”, but it is a kind of user interface for making stuff. Most things in tech get worse as time goes on, filled with upsells and ads, or sparkle icons to try out some rad new agent surreptitiously shoved into an app. CSS gets better with age and as more features are added. That’s bananas!</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>The Shape of Friction · Matthias Ott</title>
    <link>https://matthiasott.com/notes/the-shape-of-friction</link>
    <guid isPermaLink="true">https://matthiasott.com/notes/the-shape-of-friction</guid>
    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>La necessità dell’attrito e del disaccordo per una buona progettazione.</p><blockquote>
<p>Not in the Figma file. Not in the pull request. In the friction between two people who care about different things and are forced to find a shared answer.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>La necessità dell’attrito e del disaccordo per una buona progettazione.</p><blockquote>
<p>Not in the Figma file. Not in the pull request. In the friction between two people who care about different things and are forced to find a shared answer.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Tab aperte #5</title>
    <link>https://ciroesposito.com/articoli/tab-aperte-5</link>
    <guid isPermaLink="true">https://ciroesposito.com/articoli/tab-aperte-5</guid>
    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Ricominciare, la fine di un’era, l’attrito</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><em>Tab aperte è una <a href="https://ciroesposito.com/articoli/tag/Tab+aperte">rubrica</a> che mette assieme alcune delle tab aperte sui vari browser, con link e commenti.</em></p>
<hr />
<p>Ho sempre letto con interesse articoli, e anche libri, su come organizzare appunti e note. Da qualche parte, non ricordo di preciso, si consigliava di non cambiare spesso strumento. Usare sempre la stessa app per anni è un ottimo modo per essere costanti e tenere tutto nello stesso posto.</p>
<p>Ecco, io ho sempre fatto il contrario. Uso più app, le cambio spesso, cambio sistema, cambio flusso. E puntualmente mi perdo e mi ritrovo a cercare in posti diversi: Drafts, Readwise, Ulysses e chissà dove.</p>
<p>Da poco ho cambiato di nuovo. Per qualche anno ho usato Craft, che continua a piacermi molto, e sto passando a Obsidian. La scusa, quella che sto dicendo in giro, è che volevo lavorare direttamente sui file, possederli (e cito il bel post del CEO di Obsidian, <a href="https://stephango.com/file-over-app">File over app</a>). Non che gli altri programmi non lo permettano, ma girano perlopiù dentro i loro sistemi — sul mio computer o sui loro server, cambia poco. (A un certo punto mi piacerebbe fare anche una versione web delle mie note, ma è un effetto possibile, non il motivo.)</p>
<p>Il fatto è che in realtà ricominciare da capo mi piace. Gli inizi sono sempre la parte migliore. Emergono nuove idee, ci sono nuovi stimoli, c'è più attenzione. Di solito ricomincio quando mi accorgo che ho smesso di fare una cosa senza averlo deciso. Cambiare strumento non risolve niente sul piano tecnico, di flusso o di struttura. Continuerò a prendere male le note e a perderne qualcuna, ma intanto per un po' mi rimetto lì a guardare, che poi è il punto.</p>
<p>In questa fase sto leggendo un po’ di cose e ho ancora aperta la <a href="https://notes.andymatuschak.org/About_these_notes?stackedNotes=z5E5QawiXCMbtNtupvxeoEX">pagina di Andy Matuschak</a> sulle note evergreen:</p>
<blockquote>
<p>Evergreen notes are written and organized to evolve, contribute, and accumulate over time, across projects.</p>
</blockquote>
<p>I principi sono cinque, ne segno qui due: una nota dovrebbe riguardare una cosa sola, e dovrebbe essere collegata a molte altre. Il resto lo fa il tempo. Quelle note funzionano perché restano lì per anni e si accumulano. E funzionano ancora di più rivedendole, scartandole, riscrivendole. Andy Matuschak ha una <a href="https://notes.andymatuschak.org/zHTevHGZQPu8QHpRhUmtsuK">routine mattutina</a>, io cambio strumento.</p>
<p>L’archivio e l’attenzione sono due obiettivi diversi e uno senza l’altro non serve a molto. Si prendono note per <a href="https://notes.andymatuschak.org/zFuk9QqspNYHAgvzZc33ZGH">non dimenticare</a>, ma si dimentica lo stesso, anche archiviando tutto, se poi non ci si presta attenzione.</p>
<p>Ogni volta che ricomincio, riguardo quello che ho salvato. Riscopro qualcosa, cancello tante note, quelle che mi danno la sensazione di essere lì solo a occupare spazio.</p>
<hr />
<p>È uscita la terza stagione di Silo, se la seguite. Questo blocco però non parla della serie, ma dell'autore dei romanzi da cui è tratta, Hugh Howey. Non sapevo avesse un blog da più di quindici anni, l'ho scoperto finendo su un suo post recente, <em><a href="https://hughhowey.com/the-end-of-an-era/">The End of an Era</a></em>.</p>
<p>La tesi di base dell'articolo è che per circa vent'anni scrivere è rimasto faticoso mentre pubblicare era diventato facile e quasi gratuito. Lo stesso Howey ha autopubblicato i suoi libri, diventati un successo prima del contratto con una casa editrice<sup id="fnref1:1"><a href="#fn:1" class="footnote-ref">1</a></sup> e della serie tv. Ora anche scrivere è diventato facile, o almeno, accessibile a tutti, chiudendo appunto un'era.</p>
<p>Una delle conseguenze di questo cambiamento è che sarà sempre più difficile provare di aver scritto senza AI. E che i tratti che un tempo erano la firma di una voce formata oggi fanno subito pensare a un testo generato:</p>
<blockquote>
<p>I now feel awful for anyone who wants to tell a story post-2026. You will forever be doubted. If you love an em dash the way I do, or you like flowy run-on sentences like I do, if you grew up reading Proust to let the words flow over you in all their glory, if you memorized sonnets so the iambic pentameter would soak into your bones, you're gonna sound like a fucking bot.</p>
</blockquote>
<p>Di recente <a href="https://www.anthropic.com/news/claude-text-watermark">Anthropic ha annunciato</a> che aggiungerà un watermark ai testi che produce Claude. Un watermark che marca il passaggio (il fatto che è stato usato Claude), non la paternità. E per loro stessa ammissione funziona peggio proprio sui testi brevi, sul codice e sul contenuto fattuale, dove le parole tra cui scegliere sono poche. Nelle prove che ho fatto io con i sistemi che invece provano a distinguere a posteriori testi umani e generati, i testi dove non uso l'AI neanche per rileggere finora vengono sempre classificati come umani; sugli altri i risultati sono molto più incerti. Non è una prova di niente, ma sarà sempre più difficile capire dove passi il confine.</p>
<p>La domanda "l’hai scritto tu?" non ha più una risposta secca. Già ora l'AI è entrata nel processo di lavoro, che sia la ricerca, la sintesi di articoli o l'editing di base. Howey racconta nell'articolo di usarla già, non solo per la ricerca, ma anche per altre attività intorno alla scrittura.</p>
<p>Vi ricopio un’avvertenza letta in fondo a un altro <a href="https://www.oreilly.com/radar/the-design-system-as-the-control-plane-for-ai-generated-ui/">articolo</a> (non quello di Howey):</p>
<blockquote>
<p>AI assistance was used lightly for phrasing, editing, and tightening parts of this draft. The article’s ideas, structure, examples, and final review are my own.</p>
</blockquote>
<hr />
<p>Marcin Wichary ha scritto un post intitolato <em><a href="https://unsung.aresluna.org/creativity-is-fundamentally-not-an-efficiency-problem/">Creativity is fundamentally not an efficiency problem</a></em>. Il titolo da solo dà già spunti e innesca riflessioni. Ci mette dentro due posizioni che sembrano andare in direzioni diverse. <a href="https://hachyderm.io/@inthehands/116870805498969996">Paul Cantrell</a>, l’autore della frase del titolo: il lavoro creativo continua a richiedere la stessa quantità di lavoro, cura e attenzione umana, anche quando la tecnologia elimina le fasi che costavano tempo. <a href="https://www.gingerbill.org/article/2026/07/10/good-tools-are-invisible/">Ginger Bill</a>: uno strumento è tanto buono quanto invisibile, fino a quando non emergono i suoi limiti. Non tutti gli strumenti possono fare tutto. Molti scambiano l’attrito dei limiti dello strumento per la parte divertente, confondendo il sentirsi produttivi con l’esserlo.</p>
<p>Wichary tiene insieme le due posizioni:</p>
<blockquote>
<p>I think ultimately indeed, the tool does need to disappear, and make you be in charge of whatever speed you want to operate at, and how much friction or difficulty you choose to face.</p>
</blockquote>
<p>Quindi non è una questione legata al togliere l’attrito o tenerlo. È chi decide quanto tenerne: la velocità dovrebbe essere una scelta di chi lavora, non l’impostazione predefinita dello strumento.</p>
<p>In un’altra tab c’è <a href="https://mass-driver.com/article/from-human-hands">una versione più rigida</a> della stessa cosa (non so se però “rigida” sia la parola giusta). La fonderia Mass-Driver, che avevo linkato anche nel numero scorso di questa rubrica, scrive:</p>
<blockquote>
<p>A tool that shields us from the friction of the work is compelling, but if we don't experience the friction, we will never change the work.</p>
</blockquote>
<p>Loro la mettono così: se nessuno prova più la scomodità, nessuno inventa la soluzione che ancora non c’è. E visto che disegnano caratteri, il salto lo fanno sulla scrittura: chi decide che un processo vecchio quanto la scrittura stessa è già finito, e che da qui in poi ogni lettera sarà solo un remix?</p>
<p>In un corso che ho tenuto a fine luglio, all’interno di un master, ho dato agli studenti un criterio per fermarsi: ogni contenuto ha un posto, ogni pagina dice dove ti trovi. Dovevano fermarsi a un prototipo base. Sono arrivati a pagine in HTML-CSS con l’aiuto di qualche agente AI per il codice. Guardandoli lavorare notato un attrito era di un altro tipo. Non legato al codice, ma a capire cosa chiedere e giudicare quello che tornava, e non è stato immediato.</p>
<div class="footnotes">
<hr />
<ol>
<li id="fn:1">
<p>Qui volendo si potrebbe aprire una lunga parentesi. Howey <a href="https://www.writersdigest.com/be-inspired/how-hugh-howey-turned-his-self-published-story-wool-into-a-success-a-book-deal">all'epoca</a> non volle cedere i diritti digitali dei suoi libri e firmò un contratto solo per la riproduzione cartacea.&#160;<a href="#fnref1:1" rev="footnote" class="footnote-backref">&#8617;</a></p>
</li>
</ol>
</div>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>The Design System as the Control Plane for AI-Generated UI – O’Reilly</title>
    <link>https://www.oreilly.com/radar/the-design-system-as-the-control-plane-for-ai-generated-ui/</link>
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    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Il design system al tempo dell’AI. Il vincolo funziona se si trova e si capisce. Vale per gli agenti, vale per le persone.</p><blockquote>
<p>Design systems fail when people don’t use them, don’t trust them, or can’t find what they need. AI adds another version of that problem. If an agent can’t discover the right component or doesn’t have enough context to use it correctly, it may generate something new.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il design system al tempo dell’AI. Il vincolo funziona se si trova e si capisce. Vale per gli agenti, vale per le persone.</p><blockquote>
<p>Design systems fail when people don’t use them, don’t trust them, or can’t find what they need. AI adds another version of that problem. If an agent can’t discover the right component or doesn’t have enough context to use it correctly, it may generate something new.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Mapping Britain’s Railways: 7 iconic rail diagrams</title>
    <link>https://www.designweek.co.uk/mapping-britains-railways-7-iconic-rail-diagrams-explored-in-new-book/</link>
    <guid isPermaLink="true">https://www.designweek.co.uk/mapping-britains-railways-7-iconic-rail-diagrams-explored-in-new-book/</guid>
    <pubDate>Tue, 18 Aug 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Quando una mappa diventa uno schema. Da un libro sulle mappe ferroviarie britanniche.</p><blockquote>
<p>Well-designed diagrams will have a sense of aesthetic balance between lines and typography. Their overriding imperative is to inform the passenger of the connections between destinations at a glance, rather than a slavish requirement to follow the topography.</p>
</blockquote>
<figure><img loading="lazy" alt="" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/link/mapping-britains-railways-7-iconic-rail-diagrams-design-week/7121d29661-1787038122/bookcover.avif"></figure>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Quando una mappa diventa uno schema. Da un libro sulle mappe ferroviarie britanniche.</p><blockquote>
<p>Well-designed diagrams will have a sense of aesthetic balance between lines and typography. Their overriding imperative is to inform the passenger of the connections between destinations at a glance, rather than a slavish requirement to follow the topography.</p>
</blockquote>
<figure><img loading="lazy" alt="" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/link/mapping-britains-railways-7-iconic-rail-diagrams-design-week/7121d29661-1787038122/bookcover.avif"></figure>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>From Olivetti to Instagram: a short history of modern brand design</title>
    <link>https://www.itsnicethat.com/features/katharina-sussek-jens-muller-the-elements-of-brand-design-taschen-publication-graphic-design-spotlight-170626</link>
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    <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Da un estratto di un libro della Taschen sulle moderne identità visive.</p><blockquote>
<p>Olivetti’s unique corporate identity did not come about through following norms but through an expansive understanding of design.</p>
</blockquote>
<hr />
<blockquote>
<p>Despite there being a number of breakthrough examples, most early corporate identities in the first half of the 20th century were based on the creative signature of an individual designer who produced, for example, posters, brochures and packaging in the same style. An important impetus in design history thus emerged with the approach of the Italian typewriter manufacturer Olivetti. In the early 1930s, Adriano Olivetti (1901-1960), the son of the company founder, established the principle of working with not just the best engineers but also the most innovative architects and product and graphic designers in Europe.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Da un estratto di un libro della Taschen sulle moderne identità visive.</p><blockquote>
<p>Olivetti’s unique corporate identity did not come about through following norms but through an expansive understanding of design.</p>
</blockquote>
<hr />
<blockquote>
<p>Despite there being a number of breakthrough examples, most early corporate identities in the first half of the 20th century were based on the creative signature of an individual designer who produced, for example, posters, brochures and packaging in the same style. An important impetus in design history thus emerged with the approach of the Italian typewriter manufacturer Olivetti. In the early 1930s, Adriano Olivetti (1901-1960), the son of the company founder, established the principle of working with not just the best engineers but also the most innovative architects and product and graphic designers in Europe.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Do I belong in tech anymore? · Ky Decker</title>
    <link>https://ky.fyi/posts/ai-burnout</link>
    <guid isPermaLink="true">https://ky.fyi/posts/ai-burnout</guid>
    <pubDate>Thu, 16 Jul 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<blockquote>
<p>Documents and code are being generated faster than team members can review. You get the feeling that most people have stopped reading altogether.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p>Documents and code are being generated faster than team members can review. You get the feeling that most people have stopped reading altogether.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Memories Can’t Wait—or, How I Learned to Keep Worrying About the Web</title>
    <link>https://zeldman.com/2026/07/06/memories-cant-wait-or-how-i-learned-to-keep-worrying-about-the-web/</link>
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    <pubDate>Sun, 12 Jul 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<blockquote>
<p>We need to stop pretending that “the cloud” is a place. It’s not a place. It’s a <em>promise</em>—and promises are only as good as the entity making them. The web was supposed to be decentralized, resilient, a network of nodes that could route around damage. But in practice, we’ve spent the last decade centralizing our lives into a handful of walled gardens, each with its own exit strategy and its own definition of “forever.”</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p>We need to stop pretending that “the cloud” is a place. It’s not a place. It’s a <em>promise</em>—and promises are only as good as the entity making them. The web was supposed to be decentralized, resilient, a network of nodes that could route around damage. But in practice, we’ve spent the last decade centralizing our lives into a handful of walled gardens, each with its own exit strategy and its own definition of “forever.”</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>The Despair of the Professor in the Age of A.I.</title>
    <link>https://www.newyorker.com/news/fault-lines/the-despair-of-the-professor-in-the-age-of-ai#rid=ecde6ce9-27d3-4b2a-808e-6ed3b6903f2a&amp;q=college</link>
    <guid isPermaLink="true">https://www.newyorker.com/news/fault-lines/the-despair-of-the-professor-in-the-age-of-ai#rid=ecde6ce9-27d3-4b2a-808e-6ed3b6903f2a&amp;q=college</guid>
    <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>AI, università, lezioni ed esami.</p><blockquote>
<p>I have a colleague who has completely embraced A.I. My understanding is that his course is much harder than it used to be, but students are allowed to use A.I. during exams. I see the motivation—A.I. is supposed to enhance our skills/productivity, so students should be expected to produce more—but I don’t want to create a situation where students are helplessly dependent on A.I. because they don’t have a solid grasp of the fundamentals.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>AI, università, lezioni ed esami.</p><blockquote>
<p>I have a colleague who has completely embraced A.I. My understanding is that his course is much harder than it used to be, but students are allowed to use A.I. during exams. I see the motivation—A.I. is supposed to enhance our skills/productivity, so students should be expected to produce more—but I don’t want to create a situation where students are helplessly dependent on A.I. because they don’t have a solid grasp of the fundamentals.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Computers compute | Riccardo Mori</title>
    <link>https://morrick.me/archives/10340</link>
    <guid isPermaLink="true">https://morrick.me/archives/10340</guid>
    <pubDate>Sun, 05 Jul 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>AI come l’autocorrezione del nostro telefono.</p><blockquote>
<p>I’ll say that the computing speed of today’s devices is fast enough to trick some people into thinking that such devices are doing <em>more</em> than just performing calculations. But this ‘understanding’ and ‘learning’ and ‘communicating’ are just a faster and sometimes more efficient autocorrect. Yes, the autocorrect you have on your phones and tablets and personal computers.  </p>
<p>When you’re typing a message and you see your phone’s OS correctly suggesting the next word after the one you’re typing, that’s not intelligence. The phone doesn’t ‘get’ you. The phone doesn’t ‘know’ you. The system is making a prediction by calculating probabilities. The data sample it’s using for this prediction is everything you’ve typed on the phone since you bought it.</p>
</blockquote>
<hr />
<p>È una questione di calcolo, di computazione:</p>
<blockquote>
<p>By the way, Large Language Models don’t even see those as words, but numbers, tokens.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>It wasn’t artificial intelligence, it was computers that computed. It’s always been computers computing. We have more refined tools today, but that’s it.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>AI come l’autocorrezione del nostro telefono.</p><blockquote>
<p>I’ll say that the computing speed of today’s devices is fast enough to trick some people into thinking that such devices are doing <em>more</em> than just performing calculations. But this ‘understanding’ and ‘learning’ and ‘communicating’ are just a faster and sometimes more efficient autocorrect. Yes, the autocorrect you have on your phones and tablets and personal computers.  </p>
<p>When you’re typing a message and you see your phone’s OS correctly suggesting the next word after the one you’re typing, that’s not intelligence. The phone doesn’t ‘get’ you. The phone doesn’t ‘know’ you. The system is making a prediction by calculating probabilities. The data sample it’s using for this prediction is everything you’ve typed on the phone since you bought it.</p>
</blockquote>
<hr />
<p>È una questione di calcolo, di computazione:</p>
<blockquote>
<p>By the way, Large Language Models don’t even see those as words, but numbers, tokens.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>It wasn’t artificial intelligence, it was computers that computed. It’s always been computers computing. We have more refined tools today, but that’s it.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Access is not mastery. The GUI democratized computing</title>
    <link>https://uxdesign.cc/access-is-not-mastery-bd59e0610828</link>
    <guid isPermaLink="true">https://uxdesign.cc/access-is-not-mastery-bd59e0610828</guid>
    <pubDate>Thu, 02 Jul 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Con l’AI stiamo assistendo all’ennesimo giro dello stesso ciclo: accesso facile, poi un nuovo soffitto sopra chi sa usarlo davvero.</p><blockquote>
<p>Design tools followed the same arc. Figma lowered the floor of UI design — suddenly, anyone could open a canvas and move elements around. Design systems lowered it again. Templates lowered it further. Each step made the starting point more accessible. And each step produced a new professional layer above it — people who understood not just where the buttons were, but what they were actually for.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Con l’AI stiamo assistendo all’ennesimo giro dello stesso ciclo: accesso facile, poi un nuovo soffitto sopra chi sa usarlo davvero.</p><blockquote>
<p>Design tools followed the same arc. Figma lowered the floor of UI design — suddenly, anyone could open a canvas and move elements around. Design systems lowered it again. Templates lowered it further. Each step made the starting point more accessible. And each step produced a new professional layer above it — people who understood not just where the buttons were, but what they were actually for.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Design beyond Trust? - maddamura</title>
    <link>https://www.maddamura.eu/blog/language/en/design-beyond-trust/</link>
    <guid isPermaLink="true">https://www.maddamura.eu/blog/language/en/design-beyond-trust/</guid>
    <pubDate>Wed, 24 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Sull’idea che "ciò che si vede è ciò che esiste".</p><blockquote>
<p>The boom and recognition of information design, though, has not improved significantly the public understanding of design and data, of their specific qualities. Particularly, the implications of their constructed and interpretive – and potentially misleading – nature have received little attention. The assumption that “what you see is what is there” has remained dominant. Practitioners, for their part, have done little to shake it, generally aligning – implicitly or explicitly – with the idea that data and design are objective and transparent, and mostly focusing, in their discussion of information design, on usability or formal issues (Hall, 2011).</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Sull’idea che "ciò che si vede è ciò che esiste".</p><blockquote>
<p>The boom and recognition of information design, though, has not improved significantly the public understanding of design and data, of their specific qualities. Particularly, the implications of their constructed and interpretive – and potentially misleading – nature have received little attention. The assumption that “what you see is what is there” has remained dominant. Practitioners, for their part, have done little to shake it, generally aligning – implicitly or explicitly – with the idea that data and design are objective and transparent, and mostly focusing, in their discussion of information design, on usability or formal issues (Hall, 2011).</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>LukeW | Scale Your Superpowers, Not Your Job Titles</title>
    <link>https://www.lukew.com/ff/entry.asp?2154</link>
    <guid isPermaLink="true">https://www.lukew.com/ff/entry.asp?2154</guid>
    <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Sulle istruzioni agli agenti AI</p><blockquote>
<p>Collaborative steering doesn't mean dumping every possible bit of design or development context into agent instructions. It's being precise about what matters because with AI agents today, the more you pile in, the less useful it gets. </p>
<p>And that's where expertise kicks in. Knowing the three to five things that actually matter, in what order, and how they need to be done, is the value add. It's the part you can't fake by playing a role you never trained for. And it's the part worth encoding for everyone else.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Sulle istruzioni agli agenti AI</p><blockquote>
<p>Collaborative steering doesn't mean dumping every possible bit of design or development context into agent instructions. It's being precise about what matters because with AI agents today, the more you pile in, the less useful it gets. </p>
<p>And that's where expertise kicks in. Knowing the three to five things that actually matter, in what order, and how they need to be done, is the value add. It's the part you can't fake by playing a role you never trained for. And it's the part worth encoding for everyone else.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Michael Bierut — Daily Designer</title>
    <link>https://www.dailydesigner.net/quotes/0007</link>
    <guid isPermaLink="true">https://www.dailydesigner.net/quotes/0007</guid>
    <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Un estratto di un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RanfCx18gi4&amp;t=580">intervento di Michael Bierut</a> a Design Indaba dal titolo "How to Think Like a Designer".</p><blockquote>
<p>No one secretly wants a new logo. They all want someone else's logo, or they want their old logo back.</p>
</blockquote>
<hr />
<p>(L’estratto viene da <a href="https://www.dailydesigner.net/">Daily Designer</a>, un progetto di Arun Venkatesan, dove si raccolgono cose dette da noti e famosi designer.)</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Un estratto di un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RanfCx18gi4&amp;t=580">intervento di Michael Bierut</a> a Design Indaba dal titolo "How to Think Like a Designer".</p><blockquote>
<p>No one secretly wants a new logo. They all want someone else's logo, or they want their old logo back.</p>
</blockquote>
<hr />
<p>(L’estratto viene da <a href="https://www.dailydesigner.net/">Daily Designer</a>, un progetto di Arun Venkatesan, dove si raccolgono cose dette da noti e famosi designer.)</p>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Al Design Bomb</title>
    <link>https://ciroesposito.com/articoli/design-bomb</link>
    <guid isPermaLink="true">https://ciroesposito.com/articoli/design-bomb</guid>
    <pubDate>Wed, 27 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Un festival di design a Catania</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>C’è stato un periodo in cui, durante l’anno, andavo a tantissime conferenze e festival, più o meno grandi. Ci andavo perché mi faceva piacere e anche perché spesso invitavano Tiragraffi, una rivista che parlava di design e comunicazione, a cui ho contribuito per un po’ di anni (ciao Valentina, come stai?).</p>
<p>Quando andavo in “missione” per Tiragraffi facevo quelle che si chiamavano “dirette Twitter” (quando ancora esisteva il feed cronologico e non quello algoritmico) e poi un lungo articolo di report.</p>
<p>Il 23 e il 24 maggio ho partecipato, a Catania, al Design Bomb e sono andato con lo spirito della “missione”. Ho preso appunti durante i talk, condividevo foto su Instagram, con l’idea di scrivere poi un resoconto.</p>
<figure><img loading="lazy" alt="Due organizzatori sul palco del Design Bomb Festival con uno schermo grafico sullo sfondo" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/design-bomb/4a3ebd13a0-1783757075/design-bomb-2.jpg" title="Design Bomb Festival, Catania"><figcaption>Design Bomb Festival</figcaption></figure>
<p><a href="https://www.designbomb.it/">Design Bomb</a> è un festival sul design organizzato dall’agenzia catanese <a href="https://www.thewavestudio.it/">The Wave</a>. Negli anni passati ne hanno organizzato una versione più familiare, nel cortile dei loro uffici. Quest’anno hanno pensato bene di evolvere l’idea, con una sede più grande e due giorni di talk.</p>
<p>Gli ospiti della due giorni erano 16, con esperienze e approcci diversi. Dall’editoria cartacea all’AI, passando per arte, illustrazione, formazione e strategia.</p>
<hr />
<h3>Primo giorno</h3>
<figure><img loading="lazy" alt="Il palco del Design Bomb Festival con due speaker e lo schermo con la scritta Design Code Surf" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/design-bomb/2c5791f5e5-1783757075/design-bomb.jpg" title="Design Bomb Festival, Catania"><figcaption>Design Bomb Festival</figcaption></figure>
<p><strong>Francesco Franchi</strong> ha aperto il pomeriggio raccontando dieci anni di lavoro a <em>La Repubblica</em>. Durante il suo intervento ha mostrato il lavoro del più corposo re-design del giornale di qualche anno fa, con un’ecosistema stratificato, riconoscibile, con un’energia visiva che non si trova spesso in quel tipo di prodotto editoriale<sup id="fnref1:1"><a href="#fn:1" class="footnote-ref">1</a></sup>. Poi è cambiato il direttore e molto di quel lavoro è stato smontato.</p>
<p>Il talk di <strong>Davide Cremonesi</strong> su un’app, progettata dalla sua azienda per un noto tagliaerba, era potenzialmente interessante, ma avendo avuto poco contesto all’inizio, non sono riuscito a capire subito cosa stavamo vedendo. (Magari il problema è stato mio).</p>
<p><strong>Niccolò Miranda</strong> ci ha fatto fare un giro nel futuro. Oculus, metaverso, interfacce spaziali. Sono mondi che conosco poco e non ho tanto da dire. Mentre però mostrava video degli occhiali di Meta mi è venuto in mente un articolo che ho letto qualche giorno fa, dove si parlava del ritorno dei Google Glass e pensavo a quanto siano a un filo dal diventare oggetti di retro-futuro. Perfetti per Fallout o Severance.</p>
<figure><img loading="lazy" alt="Sarah Mazzetti sul palco con lo schermo che mostra una sua illustrazione colorata" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/design-bomb/ba3bb7b866-1783757075/mazzetti.jpg" title="Sarah Mazzetti al Design Bomb Festival"><figcaption>Sarah Mazzetti</figcaption></figure>
<p>Ho trovato molto interessante l’intervento di <strong>Sarah Mazzetti</strong>, anche perché mi piace molto quello che fa e come lo fa. Ha mostrato i suoi lavori di illustratrice per il <em>New York Times</em>, <em>New Yorker</em> e mille altri progetti, anche personali.</p>
<p><strong>Gido Guidotti</strong> aveva catturato la mia attenzione già dal titolo del talk, “Com’è l’acqua?”, citando il discorso di David Foster Wallace, <em>Questa è l’acqua</em>. La storiella che introduce il discorso di David Foster Wallace racconta di due giovani pesci che nuotano e incontrano un pesce più vecchio che chiede «Com’è l'acqua, ragazzi?». I due vanno avanti, e a un certo punto uno chiede all’altro: «Cos’è l'acqua?»</p>
<p>Se non conoscete il discorso di Foster Wallace del 2005 – disponibile in vari formati (audio, video, testo), e anche in <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-di-lingua-inglese/questa-e-lacqua-david-foster-wallace-9788806199692/">formato libro</a> – vi invito a recuperarlo. Se già lo conoscete, sapete già dove porta quella storiella. Guidotti l’ha usata per parlare di design strategico, quello che non si vede, ciò che è così presente da diventare invisibile.</p>
<p>Poi è stato il turno di <strong>MariStella Ferraro</strong>, creative director di Lexroom, un sistema AI per avvocati, con un talk del titolo “L’estetica è morta. Il senso no.” Il concetto mi è stato quasi subito chiaro: in un mondo in cui l’esecuzione visiva corretta diventa una commodity, quello che fa la differenza è il suo senso. Giusto. Ma forse diamo alla parola “estetica” due significati diversi.</p>
<p>L’estetica non è solo come appare, è un po’ anche un posizionamento, l’idea di come può essere rappresentato qualcosa. Senza un’idea di estetica, non penso che il senso ci salverà. Non so se MariStella intendesse questo o qualcosa tipo “le immagini le fa l’AI, le fa bene, noi dobbiamo pensare al senso”.</p>
<p>A me sembra che quello che con l'AI si inflazionerà (e in parte è già inflazionato) non sia l’estetica, ma la conformità visiva. Che non è manco "colpa" dell'AI: ogni software, ogni tecnologia, ha la sua estetica implicita. Ce l’ha Illustrator, ce l’ha Figma, ce l’ha InDesign. Ce l’ha l’AI, con il suo posizionarsi sempre verso la media, verso l’output più probabile, verso ciò che è già stato fatto mille volte<sup id="fnref1:2"><a href="#fn:2" class="footnote-ref">2</a></sup>.</p>
<p>Brian Eno l’ha sintetizzato meglio di come potrei fare io:</p>
<blockquote>
<p>What you spend nearly all your time doing is trying to stop the system becoming mind numbingly mediocre. You really feel the pull of the averaging effect of AI.<sup id="fnref1:3"><a href="#fn:3" class="footnote-ref">3</a></sup></p>
</blockquote>
<p>Anche con Illustrator o Figma la pressione verso la media esiste, ma richiede comunque scelte attive. Con l’AI quella pressione è molto più forte, e la tentazione di accettare il primo output senza obiezioni è parte del problema.</p>
<p>Mentre MariStella Ferraro parlava mi sono appuntato due nomi, che però non sono designer:  Martin Parr (con le sue foto), Harmony Korine (con i suoi film e immagini). Con la loro estetica, il loro immaginario, che in molti casi non era neanche formalmente corretto. Era però riconoscibile, come sguardo. L’AI mi sembra riconoscibile come mezzo.</p>
<p>Ha proseguito <strong>Cecilia Sammarco</strong> con talk autobiografico, fatto di incontri, luoghi, trasformazioni, legato al suo lavoro di illustratrice e artista.</p>
<p>A chiudere la giornata, <strong>Lorenzo Foffani</strong>, dell’agenzia Dude. Uno showcase dei lavori dell’agenzia, accompagnato da contenuti e ispirazione.  Alcuni lavori, che riportavano views enormi in realtà non li avevo mai visti, altri sì, ma non sapevo li avessero fatti loro. Tutti molto interessanti. Metterlo in fondo è stata una scelta intelligente. <em>Peak-end rule</em>, da manuale<sup id="fnref1:4"><a href="#fn:4" class="footnote-ref">4</a></sup>.</p>
<hr />
<h3>Secondo giorno</h3>
<figure><img loading="lazy" alt="PierCarlo Tozzi intervistato sul palco del Design Bomb Festival con uno schermo che mostra un libro aperto" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/design-bomb/3427def1fa-1783757075/tozzi.jpg" title="PierCarlo Tozzi al Design Bomb Festival"><figcaption>PierCarlo Tozzi — Behind Creativity</figcaption></figure>
<p>Il secondo giorno si è aperto con un’intervista al moderatore del festival, <strong>PierCarlo Tozzi</strong>, che non conoscevo. Ha un <a href="https://www.youtube.com/channel/UCTGo3xCFQqT7LH__jUcyyOg">canale YouTube (Behind Creativity)</a> nel quale intervista e incontra studi di design. Non ho ancora visto un suo video, ma lo farò nei prossimi giorni. Se l’approccio è lo stesso che ha avuto da moderatore e da intervistato sono abbastanza sicuro che mi piacerà.</p>
<p>Anni fa, mi capitò di fare da moderatore a un predecessore del Design Bomb (si teneva sempre a Catania, si chiamava The Creative Dot) e ricordo quanto fu faticoso. Non so se sia stato faticoso per PierCarlo, ma per chi ascoltava è sembrato tutto molto naturale. Le transizioni tra un talk e l’altro sono state tutte morbide ed efficaci, contribuendo decisamente a rendere meno faticoso l’ascolto di 16 talk in due giorni.</p>
<p>È poi salita sul palco <strong>Sarah Corti</strong>, che ha portato alcune riflessioni su AI e design. A un certo punto mi sono distratto, perché cercavo un caffè. Le slide avevano più di qualche imperfezione formale (niente di grave, ma che negli anni individui al primo sguardo). Ci ha detto che erano state generate dall’AI e a quel punto ho pensato che anche quando l’AI migliorerà ancora, la cura, il “craft”, assieme all’estetica e al senso saranno ancora centrali. Più che nel metodo, nell’approccio.</p>
<p>Poi è stato il turno di <strong>Daniele Biancardi</strong>, che rappresentava Lettera7, uno studio di design, soprattutto di identità visiva, con sede nella costiera amalfitana. È una di quelle realtà che ti ricordano che il luogo in cui lavori non determina il perimetro entro cui pensi. Clienti locali, radici riconoscibili, ma progetti e idee che non hanno niente di provinciale. Merito dello studio sicuramente, ma anche di una committenza locale più aperta, e di clienti che in generale non cercano solo la prossimità, ma anche un punto di vista.</p>
<figure><img loading="lazy" alt="Gianni Latino sul palco con lo schermo che mostra la slide Contro l'indifferenza del design" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/design-bomb/f55d8813c3-1783757075/latino-2.jpg" title="Gianni Latino al Design Bomb Festival"><figcaption>Gianni Latino — Contro l'indifferenza del design</figcaption></figure>
<p>È salito poi sul palco <strong>Gianni Latino</strong>. Qui serve un disclaimer: insegno all'Accademia di Belle Arti di Catania, sono membro del Consiglio Accademico, sono coordinatore del corso di Design della Comunicazione Visiva. E conosco Gianni da oltre 15 anni (andiamo verso i 20). Ora, se vi dico che è stato uno dei miei talk preferiti, voi direte, e grazie. Provo a spiegare.</p>
<p>Nei giorni prima del festival, e anche il giorno prima, ci aveva parlato del suo talk (a me e altri colleghi e colleghe). Era indeciso sul taglio da dare. Poi ci ha detto che aveva avuto un’idea. L'inizio è stato un classic Gianni (almeno per me), con i temi a lui più cari, l’essere progettista grafico, Albe Steiner, l’insegnamento, i libri. Con quella base teorica, e di idee, è passato allo showcase, non personale, ma accademico. Una raccolta di mostre curate da lui, negli anni, con gli studenti del Biennio. Alcuni di questi studenti sono anche gli organizzatori del Design Bomb.</p>
<p>Usare il linguaggio dello showcase per raccontare progetti accademici l'ho trovata un'ottima idea.</p>
<p>Poi è stato il turno di <strong>Andrea Carveni</strong>, in arte Muten. Lo ricordo in Accademia. È stato un ex studente e Gianni fu il suo relatore di tesi. Mi è sembrata una sequenza perfetta. Ha raccontato della sua carriera tra calcio, moda e musica. Mentre raccontava pensavo a quanto potesse essere d’ispirazione per gli studenti in sala. Sia per una questione di prossimità anagrafica, sia per come ha raccontato il percorso. Ho poi chiesto e mi hanno confermato che l’avevano molto apprezzato.</p>
<p>Non conoscevo <strong>Pietro Terzini</strong>. Conoscevo però alcuni dei suoi lavori. Approccio molto pratico, e come nel talk di Muten, il messaggio che è emerso è stato: darsi da fare, anche solo per il piacere di fare. Poi le cose arrivano, anche in maniera inaspettata.</p>
<p><strong>Lorenza Liguori</strong> ha mostrato lavori video e foto fatti con l’AI. Qui, rispetto a quello che pensavo qualche talk prima, emergeva molta cura ad ogni dettaglio. Video generati dall’AI, con l’estetica dell’AI (dal mio punto di vista) dove però si aveva la percezione che ad avere il controllo fosse Lorenza e non l’AI. E forse questa è un’altra cosa da considerare: oltre l’estetica, oltre il senso, è necessario il controllo. Vale per l’AI e vale per gli altri software.</p>
<p><strong>Stefano Cipolla</strong> ha fatto un racconto su giornali e magazine, come funzionano, come sono fatti. Ha mostrato una serie di prime pagine e copertine storiche dell’editoria italiana. Ha poi mostrato alcuni dei suoi lavori, realizzati negli anni in cui lavorava a <em>La Repubblica</em>, <em>Il Manifesto</em> e <em>L’Espresso</em> (dove lavora tuttora). Ha parlato anche del suo recente progetto <a href="https://grafica-magazine.com/">Grafica Magazine</a>. Una rivista di grafica, con un formato che ricorda un  quotidiano, ma con un approccio e una densità da magazine moderno. Esce ogni tre mesi.</p>
<p>A chiudere tutto <strong>Enea Rossi</strong> di Adoratorio, con una panoramica sui lavori degli ultimi anni, soprattutto legati al gaming. Il titolo del talk era “Quello che scompare non è perduto” e lo showcase mostrava alcuni lavori che sono esistiti per un periodo limitato e poi scomparsi. Come giochi web realizzati per Max Mara, online solo per la durata di una collezione e poi offline.</p>
<hr />
<p>Se sei arrivata/o fino a quaggiù grazie mille. Come sempre, queste giornate ti lasciano un sacco di sensazioni, anche dopo averne viste e vissute tantissime. Nello scrivere questo resoconto, ho ripreso quello che mi sono appuntato durante gli interventi. Noto una progressione di ragionamento, legata all’AI. Il primo pensiero è legato all’estetica, la conformità visiva. Poi l'AI come strumento che comunque richiede cura. Infine il controllo, da accompagnare all’intenzione e allo sguardo su quello che stai facendo mentre lo fai. Senza controllo, anche le migliori intenzioni potrebbero produrre slop<sup id="fnref1:5"><a href="#fn:5" class="footnote-ref">5</a></sup>.</p>
<figure><img loading="lazy" alt="Il palco del Design Bomb Festival con la slide Grazie e il pubblico che applaude" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/design-bomb/e6d69e9978-1783757075/design-bomb-grazie.jpg" title="Chiusura del Design Bomb Festival"><figcaption>Design Bomb Festival</figcaption></figure>
<p>Grazie The Wave. Grazie davvero. Ci vediamo l’anno prossimo al Design Bomb. Anche se in realtà ci vediamo sicuramente prima.</p>
<div class="footnotes">
<hr />
<ol>
<li id="fn:1">
<p>Scorrendo le immagini <a href="https://www.instagram.com/p/CWkjH7ZoohG/?img_index=1">sull’account Instagram di Franchi</a>, qualcosa la trovate ancora.&#160;<a href="#fnref1:1" rev="footnote" class="footnote-backref">&#8617;</a></p>
</li>
<li id="fn:2">
<p>Se vi va, vi rimando a due numeri di Dispenser sulla questione estetica e funzione: <a href="https://dispenser.design/newsletter/077/">#077 — Espressione, funzione e ricerca</a>; <a href="https://dispenser.design/newsletter/078/">078 — Espressione e comprensione</a>&#160;<a href="#fnref1:2" rev="footnote" class="footnote-backref">&#8617;</a></p>
</li>
<li id="fn:3">
<p>Citazione riportata da Frank Chimero in un suo articolo dal titolo <em><a href="https://frankchimero.com/blog/2025/beyond-the-machine/">Beyond the Machine</a></em> (2025)&#160;<a href="#fnref1:3" rev="footnote" class="footnote-backref">&#8617;</a></p>
</li>
<li id="fn:4">
<p>Il bias cognitivo che spiega come una persona giudica un evento, non ricordandolo per intero, ma attraverso  i picchi e la conclusione.&#160;<a href="#fnref1:4" rev="footnote" class="footnote-backref">&#8617;</a></p>
</li>
<li id="fn:5">
<p>Tra l’altro parola dell’anno 2025 secondo il dizionario <a href="https://www.merriam-webster.com/wordplay/word-of-the-year">Merriam-Webster</a>.&#160;<a href="#fnref1:5" rev="footnote" class="footnote-backref">&#8617;</a></p>
</li>
</ol>
</div>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Dear Vibe-Coding CEO: Please Stop</title>
    <link>https://aboard.com/dear-vibe-coding-ceo-please-stop/</link>
    <guid isPermaLink="true">https://aboard.com/dear-vibe-coding-ceo-please-stop/</guid>
    <pubDate>Thu, 21 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>I CEO alle prese con il vibe-coding.</p><blockquote>
<p>“Why don’t we just do what I did here?” is demoralizing. I get why you’re frustrated. Nothing seems to get done, regardless of all these wondrous advancements in AI. It trivializes all the actual work that needs to get done to produce something real and reliable. It dismisses people’s expertise and skills. You also don’t look good—you even look just a little worse.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>I CEO alle prese con il vibe-coding.</p><blockquote>
<p>“Why don’t we just do what I did here?” is demoralizing. I get why you’re frustrated. Nothing seems to get done, regardless of all these wondrous advancements in AI. It trivializes all the actual work that needs to get done to produce something real and reliable. It dismisses people’s expertise and skills. You also don’t look good—you even look just a little worse.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>taken. — Since You Arrived Vol. IV</title>
    <link>https://sinceyouarrived.world/taken</link>
    <guid isPermaLink="true">https://sinceyouarrived.world/taken</guid>
    <pubDate>Mon, 11 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Tra le tante cose che un browser riesce a intercettare del dispositivo che stai utilizzando c’è anche il livello di batteria.</p><blockquote>
<p>Your browser kept your battery level back. Firefox removed this API entirely in 2016, after researchers proved it could be used to track a visitor across websites without cookies, without consent. The API still exists in the specification. It was simply hidden — from you, and from any page that might ask after it.</p>
</blockquote>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Tra le tante cose che un browser riesce a intercettare del dispositivo che stai utilizzando c’è anche il livello di batteria.</p><blockquote>
<p>Your browser kept your battery level back. Firefox removed this API entirely in 2016, after researchers proved it could be used to track a visitor across websites without cookies, without consent. The API still exists in the specification. It was simply hidden — from you, and from any page that might ask after it.</p>
</blockquote>]]></content:encoded>
          </item>
    <item>
    <title>Tab aperte #4</title>
    <link>https://ciroesposito.com/articoli/tab-aperte-4</link>
    <guid isPermaLink="true">https://ciroesposito.com/articoli/tab-aperte-4</guid>
    <pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>Note e link dalle tab dei miei browser</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo <a href="https://ciroesposito.com/articoli/tag/Tab+aperte">questa rubrica</a>. Stavolta alcune sono tab riaperte apposta.</p>
<hr />
<p>Finalmente ho aggiunto una sezione <a href="https://ciroesposito.com/link">/link</a> a questo sito. È tutta automatizzata: seleziono un estratto da un articolo che sto leggendo sul telefono o il computer e <a href="https://support.apple.com/it-it/guide/shortcuts/welcome/ios">Shortcuts</a> lo pubblica sul sito. Usavo già un sistema simile, ma per salvare gli estratti sull’app Drafts. Mi piaceva l’idea di mettere tutto online. È quasi l’unica ragione per cui l’ho fatta.</p>
<p>Mentre scrivevo questa cosa mi è tornato in mente un articolo di Joan Westenberg che avevo letto tempo fa e lasciato in Drafts, o da qualche altra parte, non ricordo. Ricordavo il titolo, <em><a href="https://www.joanwestenberg.com/i-deleted-my-second-brain-692aa40d59d5f06dd5131e43/">I Deleted My Second Brain</a></em>, e più o meno il contenuto. Sono andato a riprenderlo, cercandolo su Google. Mi sono annotato:</p>
<blockquote>
<p>In trying to remember everything, I outsourced the act of reflection. I didn't revisit ideas. I didn't interrogate them. I filed them away and trusted the structure. But a structure is not thinking. A tag is not an insight. And an idea not re-encountered might as well have never been had.</p>
</blockquote>
<hr />
<p>In un lungo articolo su <em>Aeon</em>, <a href="https://aeon.co/essays/what-we-think-is-a-decline-in-literacy-is-a-design-problem">Books and screens</a>, Carlo Iacono scrive che la capacità di leggere contenuti lunghi (e di mantenere la concentrazione) non sta scomparendo, si sta spostando.</p>
<blockquote>
<p>The people who cannot sit through novels aren't broken. They're adapted to an environment we built.</p>
</blockquote>
<p>L’incapacità di concentrarsi è legata al design delle piattaforme.</p>
<blockquote>
<p>We don't struggle with video versus books. We struggle with feeds versus focus.</p>
</blockquote>
<p>Non è una questione di autodisciplina, ma di architettura dei propri ambienti (digitali e fisici).</p>
<p>Un articolo di Tiziano Bonini su <em>Doppiozero</em>, <a href="https://www.doppiozero.com/bigh-tech-dipendenze-e-tribunali">Bigh tech, dipendenze e tribunali</a>, allarga lo sguardo. C’è un problema con le piattaforme, ma ce n’è uno anche legato al tipo di società in cui viviamo.</p>
<blockquote>
<p>Il design delle piattaforme può indirizzare il nostro uso di esse, ma se siamo frustrati ci passiamo più tempo. Se abbiamo impegni e passioni facciamo altro. Ma per avere impegni e passioni dobbiamo avere il tempo e le risorse culturali, economiche e sociali per coltivarle.</p>
</blockquote>
<hr />
<p>Di recente c’è stata una missione della NASA, Artemis II, che ha portato quattro astronauti a orbitare intorno alla luna. <a href="https://www.flickr.com/photos/nasahqphoto/albums/72177720332843987/">Le foto della missione</a> sono tutte su Flickr, la piattaforma che la NASA usa come archivio pubblico ufficiale.</p>
<p>Flickr esiste dal 2004, da prima di YouTube. È ora gestita da una fondazione con un piano di conservazione da cent’anni. Ne parla  Anil Dash in un <a href="https://www.anildash.com/2026/04/30/artemis-photos-flickr/">articolo</a> dal titolo Why are the Artemis II photos on Flickr?</p>
<blockquote>
<p>Not everything on the internet has to be ephemeral, not everything on the web has to be hyper-commercial.</p>
</blockquote>
<figure><img loading="lazy" alt="La Terra vista dalla missione Artemis II, NASA" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/tab-aperte-4/e1dba00f67-1783757075/artemis-luna-nasa.jpg" title="La Terra vista dalla missione Artemis II, NASA"><figcaption>La Terra vista dalla missione Artemis II, NASA</figcaption></figure>
<hr />
<p>Mass-Driver ha rilasciato un nuovo carattere, il MD UI. Sul sito c’è <a href="https://mass-driver.com/article/md-ui-a-typeface-for-interfacing">un’articolo sul processo di realizzazione</a>. Tra le altre, ho segnato il passaggio in cui raccontano che nei cinque anni di sviluppo, il test principale era usarlo dappertutto, come font di sistema sul proprio computer o su qualsiasi sito web che navigavano.</p>
<blockquote>
<p>Since early 2023, I've been testing MD UI in much the same way: websites (using a browser extension to change the default font), Slack, my email client. I run Linux on my home PC, and various development builds of UI have served as my system font there as well.</p>
</blockquote>
<figure><img loading="lazy" alt="Stili e pesi del font di MD UI" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/tab-aperte-4/27a5b67ff0-1783757075/13-MD_UI-Styles_MD.svg" title="Stili e pesi del font di MD UI" width="100%"><figcaption>Stili e pesi del font di MD UI</figcaption></figure>
<hr />
<p>Da un po’ sto provando a scrivere un articolo per <a href="https://dispenser.design/">Dispenser</a> sul vibe coding e la prototipazione. Non ho ancora capito che direzione prenderà, ma a un certo punto potrei citare <a href="https://www.chrbutler.com/craft-is-untouchable">questo articolo di Christopher Butler</a>, sul “mestiere” di designer e sull’AI:</p>
<blockquote>
<p>Structure still communicates before content. Visual hierarchy still guides attention. Negative space still creates rhythm. These principles don’t vanish because I’m working through AI rather than directly manipulating pixels.</p>
</blockquote>
<hr />
<p>Questo meme della macchina di Homer l’ho già messo nelle slide di un paio di lezioni.</p>
<figure><img loading="lazy" alt="Un meme che confronta tre approcci allo sviluppo prodotto: Waterfall, Agile e AI. Waterfall mostra la progressione da una ruota a un'auto completa. Agile da uno skateboard a una bici a un'auto. AI parte direttamente dalla macchina di Homer Simpson — verde, caotica, piena di optional — per poi convergere anche lei su un'auto normale." src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/tab-aperte-4/59670d14c3-1783757075/ai-design-homer.webp"></figure>
<hr />
<p>Agli inizi facevo molto spesso piccoli siti informativi o raccolte di immagini, gallerie, cataloghi. Negli ultimi anni mi sta ricapitando. L’ultimo è questa raccolta di manifesti per una mostra sulla Resistenza: <a href="https://resistenza.abacatania.it/">resistenza.abacatania.it</a>.</p>
<figure><img loading="lazy" alt="una schermata della home page del sito sull Resistenza" src="https://cdn.ciroesposito.com/media/pages/articoli/tab-aperte-4/e1f74b3756-1783757075/resistenza.jpg" title="una schermata della home page del sito sull Resistenza"><figcaption>resistenza.abacatania.it</figcaption></figure>]]></content:encoded>
          </item>
  </channel>
</rss>
