Sull’ozio creativo

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L’altro giorno ho letto un articolo di Evgenij Morozov su La Lettura (l’inserto domenicale del Corriere della Sera).

Evgenij Morozov è un sociologo e giornalista bielorusso, esperto di nuovi media, noto per le sue posizioni critiche sul web e su internet, e per il suo libro L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet.

Il titolo dell’articolo era «Addio efficienza tecnologica. Alla creatività serve pigrizia» (l’articolo non è disponibile sul sito, ma solo nella versione cartacea).

Morozov parla di life hacking e dell’utilità del tempo libero.

Life hacking è un’espressione coniata del giornalista Danny O’Brien. Si basa sull’idea di usare la tecnologia per essere più efficienti e produttivi per avere più tempo libero.

Anche se poi non è sempre così:

Peccato che una buona parte del tempo liberato lo si passa a sistemare, aggiornare o sostituire gli strumenti e i programmi che rendono possibile il life hacking. Cosa c’è di più frustrante dell’usare la tecnologia per avere più tempo libero e poi impiegarlo per cercare di essere ancora più efficienti?

Morozov cita un libro, Autopilot di Andrew Smart, basato su alcune recenti scoperte che hanno dimostrato che il cervello lavora anche quando è a riposo.

Smart sostiene che trovare il tempo per non fare nulla è importante per produrre nuove idee e usare al massimo le nostre facoltà mentali. Per innovare, dice Smart, dobbiamo imparare a essere inattivi, e lo dice in un momento in cui l’ozio non è certo ben visto nella maggior parte degli ambienti aziendali. Secondo lui, un buon modo per sovvertire il capitalismo sarebbe semplicemente quello di lavorare il più possibile: così la creatività languirebbe — e chi vuole lavoratori privi di idee quando si possono già comprare, e a buon mercato, robot senz’anima? «Gli affari distruggono la creatività, la conoscenza di sé, il benessere emotivo, la capacità di fare amicizia», continua Smart

Leggendo mi chiedevo: ma davvero si è più creativi quando non si fa nulla? Per quanto tempo non bisogna fare nulla per essere più creativi?

Non è mai facile definire la creatività, ma se penso a me stesso non credo di essere più creativo quando sono inattivo o faccio tutt’altro.

Le pause sono necessarie. Nella pause sedimentano idee, spesso arriva la soluzione a qualche problema, ma solo se a quel problema mi ci sono dedicato totalmente e per lungo tempo.

Si legge spesso dei benefici dell’ozio e del tempo libero ma, pensando sempre a me stesso, trovo l’inattività davvero utile quando è parte di un’attività.


L’ozio online è creativo?

Continuando a leggere l’articolo mi sono poi venuti altri dubbi.

Smart dice che «la tecnologia, nonostante tutti i suoi vantaggi, in realtà ci sta portando via il tempo libero», e si lamenta che «ora siamo collegati 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana».

È vero che ormai siamo sempre collegati, ma non sempre quando si è collegati si lavoro. Anche il tempo libero passato online è ozio. L’ozio online ci rende meno creativi dell’ozio offline?

Smart vuole che si adotti il life hacking, ma in modo che sappia meno di taylorismo e più di contemplazione buddhista.

Ognuno ha la sua idea di rilassamento e di ozio, ma certi sabato mattina, curare il proprio blog personale, la propria raccolta di immagini su tumblr o pinterest, le foto su instagram, senza nessuno scopo lavorativo o scadenza può essere contemplativo come altre attività offline?