Sul minimalismo nel web design

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I miei studenti di web design (all’Accademia di Belle Arti di Catania) quando mi chiedono di revisionare i loro siti per gli esami — o mi chiedono consigli sui loro progetti — usano spesso frasi tipo «mi piacciono le cose semplici», «volevo fare una cosa minimal». Con le nuove tendenze flat e il lancio di iOS7 quel genere di frasi supera ormai di gran lunga i vari «volevo dare un po' di movimento». Molti di quei progetti però più che semplici o minimal sono incompleti.

Si confonde minimalismo con semplicità.

Uno dei principi di base del minimalismo è quello di ridurre un design ai soli elementi essenziali. In genere i miei studenti — ma non solo loro — non eliminano elementi, ma inseriscono pochi elementi.

La differenza tra un progetto minimal e uno non minimal è proprio qui: è tra il ridurre e l’inserire.

Il minimalismo non è semplificazione, o comunque non lo è in senso stretto, può esserlo nell'estetica. Vi faccio un esempio. Guardate questa (o altre) illustrazione di Noma Bar sotto. Un'immagine minimal, no? Pochi colori, poche elementi, poche linee, ma non semplice, non banale. Un'immagine che comunque richiede attenzione.

Illustrazione di Noma Bar

Cappuccetto rosso secondo Noma Bar

Nella grafica il minimalismo è legato allo sviluppo dello Stile svizzero negli anni 50. Il minimalismo però non c'è solo nella grafica, nel design o nell’architettura (la celebre frase «less is more» è dell’architetto e designer austriaco Ludwig Mies van der Rohe). Il concetto di minimalismo lo troviamo applicato in più campi, nell’arti visive (vedi l'immagine poco sotto), nella musica, nella letteratura. Negli ultimi anni si parla di minimalismo anche nel quotidiano, con tecniche e teorie per uno stile di vita minimalista (uno stile di vita dove si tende a possedere solo il necessario). In tutti questi campi, più che semplificare, le cose si complicano e spesso capire il senso richiede più impegno del necessario.

Frank Stella

Rifacimento vettoriale di un'opera di Frank Stella dal mio Dribbble

Nel web design il minimalismo è associato sì all'estetica, ma soprattutto alla semplicità d'uso e alle funzioni. Nei libri di usabilità degli anni 2000 non si parlava d'altro, di come tutto dovesse essere semplice e quanto fosse fondamentale che un utente capisse cosa fare con uno sguardo e in pochi secondi. Non sempre e non per tutti i progetti l'estetica minimal è utile. Di sicuro è sempre utile la semplificazione. Anche se bisogna fare attenzione, dal semplificare al banalizzare il passo è breve. Una delle leggi della semplicità di John Maeda dice: «semplicità significa sottrarre l'ovvio e aggiungere il significativo» (vedi l'esempio di Noma Bar poco sopra).

Tornando quindi alle cose pratiche, all'estetica minimal nel web design e alle email dei miei studenti, faccio un riepilogo: per essere minimal non basta essere essenziale. Nel web design bisogna essere funzionali. Che poi il design minimal sia destinato al web, a un libro o una manifesto, in ogni caso il minimal richiede un uso consapevole degli elementi di base di un layout, dello spazio, della tipografia, dei colori e idee chiare sullo scopo finale di quel design.

Il minimal nel web design, come in altri campi, richiede tempo.

Scriveva Blaise Pascal:

Scusami se ti ho scritto una lettera lunga. Non ho avuto il tempo per scriverla più corta.


Promemoria per approcciare un web design minimal

Nel mentre semplificate e riducete, verificate:

  1. Oggetto: Qual è lo scopo del mio sito?
  2. Usabilità: Quali elementi se eliminati, migliorano o peggiorano l’usabilità del sito?
  3. Equilibrio: C’è una chiara gerarchia visiva?

Ricordando che:

  1. L’usabilità non è un’opzione
  2. Minimal non significa bianco e nero
  3. Lo spazio bianco è fondamentale, e per spazio bianco non si intende qualcosa di colore bianco
  4. I dettagli sono importanti, sbagliate font e avete sbagliato tutto.

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