Tempo di lettura: 5 min — Design

Design in Tech Report 2019

Il report di John Maeda che ogni anno fotografa lo stato del design nel mondo tecnologico


(Quest’articolo è stato originariamente pubblicato nel numero 33 della newsletter Dispenser.Design)

Il Design in Tech di quest’anno è il quinto ed è disponibile in diverse versioni. C’è una versione web classica e una interattiva; c’è la versione video, dove si può ascoltare la presentazione di John Maeda al SXSW di Austin dello scorso 9 Marzo; c’è la versione Flipboard; c’è la versione podcast.

La copertina del Design In Tech 2019 realizzata dalla graphic designer e art director giapponese Eriko Kawakami. Maeda e Kawakami ne parlano in un lunga intervista su designintech.report

Dopo la diffusione del report Maeda ha fatto una chiacchierata con una giornalista della rivista Fast Company, che ha titolato l’articolo così: “John Maeda: ‘In reality, design is not that important’”. Estrapolando dal contesto un discorso più ampio.

Nella sezione dedicata al design organizations Maeda evidenzia alcuni punti:

  • Il valore del design è in relazione con tutte le attività di un’azienda.
  • Da solo e isolato all’interno di un’azienda, il design è un micro mondo sull’estetica e pacche sulle spalle.
  • La complessità del design interessa i designer, ma al resto della tua azienda non interessa.
  • Il design è troppo spesso usato come un abito attraente per un’idea così così.
  • La programmazione non è importante quanto capire come funzionano i computer.
  • Siamo in un’epoca d’oro di strumenti di dati quantitativi e qualitativi — per coloro che cercano di capire.
  • Il successo è quando il Design riceve il premio “miglior attore/attrice non protagonista”.

Negli ultimi anni si è parlato molto dei ruoli di leadership ricoperti da designer all’interno di tante aziende, soprattuto tecnologiche. Maeda dice che non basta e che ci deve essere un maggior lavoro di inclusione. Lo dice da qualche report.

L’articolo di Fast Company ha generato un’ampia discussione sull’argomento. Timothy Bardlavens ne ha scritto su Medium: “Dear John Maeda, You’re Wrong”. Mike Monteiro ha condiviso una serie di tweet, dicendo che «il sintomo è giusto, la diagnosi è sbagliata».

Maeda ha scritto tre post dopo l’articolo di Fast Company, mostrandosi in parte comprensivo per la strategia acchiappaclick:

Quando ho letto il titolo clickbait, sono saltato dalla sedia 😱. Ma ho immediatamente riconosciuto e capito che Fast Company è un’azienda — e il loro compito è generare interesse su un argomento per migliorare la propria posizione commerciale1.

Specifica poi meglio quanto detto alla giornalista della rivista e cosa avrebbe voluto fosse riportato:

Da molto tempo considero il lavoro di squadra la cosa più importante. “Engineering-led”, “Product-led”, “Marketing-led” o “Design-led” implicano in una certa misura l’importanza delle prestazioni di una disciplina al di sopra delle prestazioni dell’intero team. Credo che quando ci concentriamo sulle esigenze del cliente e quando facciamo un lavoro di squadra per soddisfare le sue speranze e i suoi sogni, allora tutti vincono insieme.


Il report di quest’anno è diviso in sei sezioni. Riprende concetti dell’anno scorso, come quelli relativi ai tipi di design:

  • il classical design, che riguarda il design di oggetti che usiamo nel mondo fisico;
  • il design thinking, che riguarda il modo in cui le aziende imparano a collaborare e innovare utilizzando metodi di ideazione
  • il computational design, che riguarda qualsiasi tipo di attività creativa che coinvolge processori, memorie, sensori e reti.

Su quest’ultimo punto Maeda sta scrivendo un libro, in uscita a novembra dal titolo How to speak machine.

Maeda riprende poi altri report. Il Five Levels of Design Maturity di InVision, che definisce un capolavoro. InVision ha intervistato migliaia di aziende per capire che tipo di relazione ci fosse tra le pratiche di design e le prestazioni aziendali. È venuto fuori che solo il 5% degli intervistati sta ottenendo i maggiori benefici, ma che il 41% sta comunque ottenendo notevoli benefici.

Maeda cita anche del report di UX Collective, analizzato anche da questa newsletter qualche numero fa e quello di UX Tool, sugli strumenti di design più utilizzati oggi (c’è un numero di Dispenser dedicato al report).

Maeda mette poi in risalto il Material Design di Google, perché «integra i tre tipi di design in una base di conoscenza elegante, profonda e open source, con un set complementare di strumenti gratuiti» 2.

Un’altra questione affrontata dal Design In Tech è quella del design etico, soprattutto legato alla privacy, consigliando di «passare all’azione» per non farsi travolgere da aziende tecnologiche non del tutto trasparenti.


  1. Use a privacy-oriented DNS like Cloudflare 1.1.1.1.
  2. Setup a VPN so your ISP can’t watch you.
  3. Surf with Brave or get Firefox extensions.
  4. Send secure messages via Telegram.
  5. Abstain from using social media.
  6. For all of its UX challenges, GDPR is cool.
  7. A few options:

Tra le tante citazioni interessanti del report, da segnalare quella di Jack Ma, fondatore di Alibaba, ripresa da un’intervento al World Economic Forum 2019:

There is no expert of tomorrow. Only an expert of yesterday.
Don’t be evil is not enough. Do good things for the world.